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Terra dei Fuochi, Luigi Costanzo ad Acerra: “Servono sorveglianza e prevenzione in tempo reale”

ACERRA – “Per governare la salute pubblica non bastano dati vecchi di anni: servono strumenti capaci di leggere ciò che accade oggi”.È il messaggio lanciato dal dottor Luigi Costanzo, medico di medicina generale di Frattamaggiore e componente di ISDE – Associazione Medici per l’Ambiente, intervenuto nel corso dell’incontro dedicato a Registro Tumori e Terra dei Fuochi.

Nel suo intervento, il dott. Costanzo ha evidenziato l’importanza del Registro Tumori quale strumento fondamentale per comprendere l’andamento delle patologie oncologiche, sottolineando però come la disponibilità di dati aggiornati con anni di ritardo limiti la capacità delle istituzioni di intervenire tempestivamente. Da qui la necessità di affiancare agli strumenti tradizionali sistemi di sorveglianza sanitaria e ambientale in tempo reale, in grado di individuare rapidamente eventuali criticità e orientare le politiche di prevenzione.

Tra le proposte avanzate figurano l’istituzione di task force epidemiologiche permanenti nei distretti sanitari delle aree maggiormente esposte al rischio ambientale, l’integrazione dei dati provenienti dai medici di famiglia e dai pediatri di libera scelta e il rafforzamento dei programmi di screening e prevenzione per le popolazioni che vivono in prossimità di siti contaminati.

Di seguito il testo integrale dell’intervento del dottor Luigi Costanzo.

“Ieri ad Acerra, parlando di Registro Tumori e Terra dei Fuochi, ho cercato di trasmettere un concetto semplice: la conoscenza è prevenzione, ma solo se arriva in tempo.

Lo diciamo da anni che avere oggi dati sanitari di quattro anni fa è come presentarsi dal medico con esami vecchi di quattro anni e pretendere una terapia adeguata; è come guidare guardando continuamente nello specchietto retrovisore mentre la strada va avanti: prima o poi si rischia di sbattere contro un muro.

Il Registro Tumori è uno strumento prezioso e insostituibile, ma chi governa la sanità ha bisogno anche di un ‘cruscotto’, uno strumento in tempo reale, capace di fotografare ciò che sta accadendo oggi e non quello che accadeva anni fa.

Perché se in un territorio compaiono 20 o 30 nuovi casi quando le previsioni ne indicavano 10, quello non è un errore statistico: è un segnale che deve accendere immediatamente i riflettori.

Ed è qui che emerge la vera sfida. I dati sanitari e i dati ambientali, da soli, frammentati e disaggregati, non bastano: bisogna farli dialogare.

Le mappe delle malattie devono essere sovrapposte alle mappe dell’inquinamento, delle discariche, delle aree industriali, dei roghi, della qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo. Solo così il decisore politico può capire dove intervenire e dove concentrare le risorse; dove potenziare i servizi sanitari, intensificare gli screening, avviare approfondimenti diagnostici, installare nuove centraline di monitoraggio, accelerare bonifiche e controlli ambientali, rafforzare la prevenzione.

Per questo abbiamo avanzato alcune proposte concrete.

Istituire task force epidemiologiche permanenti in ogni distretto sanitario, soprattutto nelle aree a maggiore rischio ambientale, composte da professionisti capaci di sorvegliare costantemente i dati sanitari e quelli ambientali e trasformarli rapidamente in azioni operative.

Creare un sistema integrato che utilizzi anche i dati dei Medici di Medicina Generale e dei Pediatri di Libera Scelta, per disporre finalmente di una sorveglianza sanitaria in tempo reale e geolocalizzata.

Riconoscere alle popolazioni che vivono a ridosso dei siti contaminati un vero ‘ticket sanitario ambientale’, un diritto aggiuntivo alla prevenzione, con programmi di screening mirati, controlli periodici e percorsi diagnostici dedicati. Perché chi vive da decenni accanto ai Siti di Interesse Nazionale, alle discariche o alle aree più compromesse non può essere lasciato solo.

La sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sulla Terra dei Fuochi ci ha ricordato che il problema non è soltanto ambientale, è un problema di salute pubblica.

Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze, abbiamo bisogno di sistemi permanenti di conoscenza, sorveglianza e prevenzione, perché dietro ogni numero ci sono persone, dietro ogni statistica ci sono famiglie e la prevenzione vera comincia dalla conoscenza.

Conoscere per prevenire, prevenire per curare, curare per restituire speranza alle persone che abitano questi territori martoriati.”