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REGIONE CAMPANIA. DIREZIONE GENERALE TUTELA DELLA SALUTE. In Campania acque sotterranee contaminate da agenti cancerogeni. Lo studio della Federico II, picchi nella Terra dei Fuochi. La Regione chiama le Asl

REGIONE CAMPANIA. DIREZIONE GENERALE TUTELA DELLA SALUTE. In Campania acque sotterranee contaminate da agenti cancerogeni. Lo studio della Federico II, picchi nella Terra dei Fuochi. La Regione chiama le Asl

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COMUNE DI NAPOLI, CENTRODESTRA: “LA MAGGIORANZA MANFREDI NON HA PIÙ IL NUMERO LEGALE. INACCETTABILE CONVOCARE IL CONSIGLIO ULTERIORE PER STASERA ALLE 19: SE CONFERMATO, NON PARTECIPEREMO”

COMUNE DI NAPOLI, CENTRODESTRA: “LA MAGGIORANZA MANFREDI NON HA PIÙ IL NUMERO LEGALE. INACCETTABILE CONVOCARE IL CONSIGLIO ULTERIORE PER STASERA ALLE 19: SE CONFERMATO, NON PARTECIPEREMO”

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RIFORMA DELL’ARTIGIANATO, CONFARTIGIANATO CAMPANIA: “SERVE UNA DISCIPLINA MODERNA PER ACCOMPAGNARE LA CRESCITA DELLE IMPRESE”

Franco Risi: “Crescere non significa perdere l’identità artigiana. Servono regole chiare, attuali e coerenti con l’evoluzione del settore” La riforma della legge quadro sull’artigianato rappresenta un passaggio necessario per adeguare la normativa a un sistema produttivo profondamente cambiato rispetto all’impianto originario. Il tema riguarda il futuro di migliaia di imprese artigiane che, anche in Campania, operano ogni giorno tra competenze tecniche, capacità produttiva, innovazione, qualità del lavoro e radicamento territoriale. Per Confartigianato Campania, il confronto deve restare orientato al merito della riforma, evitando contrapposizioni tra mondi produttivi che, sui territori, affrontano spesso le stesse sfide: accesso al credito, innovazione, formazione delle competenze, passaggio generazionale, produttività e apertura ai mercati. La revisione della disciplina non va letta come l’introduzione di vantaggi impropri, ma come l’occasione per superare vincoli ormai non più adeguati alla realtà economica attuale, consentendo alle imprese artigiane di crescere senza perdere la propria natura. Le dichiarazioni del Presidente Regionale Franco Risi “Le imprese artigiane non chiedono scorciatoie né vantaggi impropri, ma regole moderne e chiare, capaci di riconoscere l’evoluzione del settore. Crescere non significa perdere l’identità artigiana, ma poter assumere, investire, innovare e competere meglio, restando radicati nei territori e nelle comunità. Il sistema produttivo non ha bisogno di nuove divisioni, ma di concorrenza leale e strumenti adeguati a rafforzare le imprese. La competitività si costruisce investendo su competenze, formazione, innovazione, produttività e qualità del lavoro. Difendere l’artigianato oggi significa riconoscere che l’artigiano contemporaneo è un imprenditore capace di tenere insieme manualità, tecnologia, creatività e responsabilità verso il territorio”.

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Pascale sotto pressione: GIUSEPPE ALVITI (FNL ITALIA)liste d’attesa ferme, fondi per lo straordinario esauriti e malati oncologici traditi

Pascale sotto pressione: GIUSEPPE ALVITI (FNL ITALIA)liste d’attesa ferme, fondi per lo straordinario esauriti e malati oncologici traditi

Il Pascale di Napoli è al centro di una forte mobilitazione del personale del comparto sanitario e della ricerca: i sindacati di Uil Fp Napoli e Campania, Cgil Fp e Nursing Up con Fnl Italia denunciano una gestione che non permette di affrontare adeguatamente le criticità quotidiane, tra liste d’attesa bloccate, fondi per gli straordinari ormai esauriti e la mancata applicazione dei contratti.

Al centro della vertenza emergono tre nodi principali: la mancanza di un atto aziendale e di una contrattazione integrativa aziendale, la insufficiente programmazione delle attività di ricerca e una riserva di risorse che non basta a coprire le esigenze operative. Secondo i sindacati, la somma di queste incertezze continua a gravare sul lavoro quotidiano del personale, costretto a garantire assistenza e cure nonostante risorse e strumenti contrattuali non siano adeguatamente definiti.
La cornice civica della protesta si è allargata alle sedi istituzionali: in Prefettura i rappresentanti dei lavoratori hanno incontrato il viceprefetto per esporre le criticità che interessano l’organizzazione dei servizi e delle attività di ricerca dell’Irccs partenopeo. Durante l’incontro è stato chiesto l’apertura immediata di un tavolo negoziale prioritario, ma i sindacati denunciano di non aver ricevuto risposte concrete dall’amministrazione. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania,la vicenda è stata anche oggetto di attenzione in Prefettura, dove è emersa l’urgenza di un impegno chiaro da parte della direzione dell’istituto.

Gli interventi delle organizzazioni sindacali hanno evidenziato una criticità strutturale che va oltre l’emergenza: le liste d’attesa, in particolare per servizi oncologici e di ricerca, restano un ostacolo evidente alla qualità dell’assistenza. A ciò si sommano i vincoli di bilancio e i tetti di spesa che limitano la gestione ordinaria e la possibilità di programmare adeguatamente le attività. Le carenze organizzative, insistono, finiscono per gravare sul personale che, pur restando al fianco dei pazienti, si trova a fronteggiare una domanda di cura crescente con risorse non all’altezza.

Sul piano della ricerca scientifica, i rappresentanti chiedono una programmazione più trasparente delle attività e una valorizzazione effettiva delle professionalità coinvolte. La logica del “sacrificio” non può essere la norma: la qualità dell’offerta sanitaria e della ricerca dipende dall’equilibrio tra risorse, contratti e strumenti di pianificazione. In questa cornice, la richiesta di convocazione immediata del tavolo negoziale non è solo una rivendicazione sindacale, ma una richiesta di garanzia per i pazienti e per il futuro della ricerca oncologica all’interno di un centro di eccellenza internazionale.
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CAMPANIA, “TERRA DEI FUOCHI” COMMISSARIO STRAORDINARIO ED ANAS: SIGLATO L’ACCORDO PER L’INSTALLAZIONE DI SISTEMI DI VIDEOSORVEGLIANZA AMBIENTALE E DI PRESIDIO DEL TERRITORIO SULLE STATALI NELLA “TERRA DEI FUOCHI” 

CAMPANIA, “TERRA DEI FUOCHI” COMMISSARIO STRAORDINARIO ED ANAS: SIGLATO L’ACCORDO PER L’INSTALLAZIONE DI SISTEMI DI VIDEOSORVEGLIANZA AMBIENTALE E DI PRESIDIO DEL TERRITORIO SULLE STATALI NELLA “TERRA DEI FUOCHI”

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Zenita Group, sciopero al MIMIT: ora si attende il tavolo ministeriale

Zenita Group, sciopero al MIMIT: ora si attende il tavolo ministeriale
Roma, 1 ottobre 2026 – Si apre una nuova fase nella vertenza Zenita Group. Ieri, 30 settembre, si è svolto lo sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori dell’azienda, con un presidio davanti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT).
Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm chiedono il ritiro dei trasferimenti e della procedura di licenziamento collettivo e la presentazione di un piano industriale chiaro, capace di garantire prospettive occupazionali.
Una delegazione sindacale, insieme alle RSU delle diverse sedi, è stata ricevuta da un dirigente del Ministero. Nel corso dell’incontro sono state illustrate le preoccupazioni dei lavoratori e le richieste delle organizzazioni sindacali.
Il MIMIT, secondo quanto riferito dai sindacati, si è impegnato a confrontarsi con Zenita Group e successivamente a convocare un tavolo con le parti.
La vertenza riguarda diverse sedi italiane e coinvolge in particolare Napoli, dove sono interessati circa 120 lavoratori dalla riorganizzazione prevista dall’azienda.
Ora l’attenzione è rivolta alla convocazione del tavolo ministeriale. I lavoratori e i sindacati attendono di capire se dal confronto potranno arrivare soluzioni alternative ai trasferimenti e ai licenziamenti e maggiori garanzie sul futuro occupazionale.

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Premio nazionale Pasquale Mandato, domani a Napoli la terza edizione

Premio nazionale Pasquale Mandato, domani a Napoli la terza edizione

NAPOLI – Si terrà domani, 2 ottobre, a Napoli la terza edizione del Premio nazionale Pasquale Mandato, promosso dall’Associazione nazionale Polizia penitenziaria (ANPPE). La cerimonia si svolgerà alle 10,00 nella Sala del Circolo Unificato del Comando territoriale Sud dell’Esercito Italiano, in piazza del Plebiscito.

Il premio è dedicato alla memoria di Pasquale Mandato, maresciallo maggiore del Corpo degli agenti di custodia, oggi Polizia penitenziaria, ucciso il 5 marzo 1983 in un agguato nei pressi del carcere di Santa Maria Capua Vetere.
La cerimonia si aprirà con l’Inno di Mameli eseguito da alcuni alunni dell’Istituto comprensivo Marco Polo di Calvizzano. Seguiranno i saluti istituzionali del Comandante Territoriale Sud dell’Esercito, Gen. C.A. Andrea Di Stasio, un messaggio del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Luciano Portolano, il video messaggio del sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, l’intervento del dirigente generale del Corpo di Polizia penitenziaria Augusto Zaccariello, del senatore Sergio Rastrelli, segretario della Commissione parlamentare Antimafia e del sottosegretario di Stato Alberto Balboni.
Previsto inoltre l’intervento di Maria Grazia Mandato, figlia della vittima del dovere, e quello conclusivo del presidente nazionale ANPPE, Donato Capece. La cerimonia sarà moderata dal presidente regionale ANPPE Campania, Angelo Covino.
Seguiranno un momento musicale con gli artisti dell’Accademia Nazionale NAP e le premiazioni degli appartenenti alle Forze dell’Ordine. CS

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REATI AMBIENTALI, CAMPANIA MAGLIA NERA.. Il report di Legambiente “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia”

REATI AMBIENTALI, CAMPANIA MAGLIA NERA.. Il report di Legambiente “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia”

In Italia nel 2025 calano lievemente i reati ambientali: 35.735 quelli accertati con una flessione del –12% rispetto al 2024, a fronte dei 1.460.611 controlli effettuati (+0,4%), ma aumentano gli illeciti amministrativi (77.895, +11,4%).
Sul sito Noecomafia tutti i dati del rapporto: Https://noecomafia.legambiente.it/.
In Italia nel 2025 calano, dopo due anni di crescita, i reati ambientali, ma le ecomafie continuano a lasciare il segno sull’ambiente e a incrementare il loro business.
Quattro i segnali principali che indicano questo andamento fatto di luci e ombre. A confermarlo i dati del nuovo report di Legambiente “Ecomafia 2026. I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia” (Edizioni Ambiente).
Calano i reati ambientali ma aumentano gli illeciti amministrativi
Nel 2025 nella Penisola scendono a 35.735 i reati ambientali accertati, –12% rispetto al 2024, a fronte dei 1.460.611 controlli effettuati (+0,4%). Parliamo di una media di 98 reati al giorno, 4,1 ogni ora con un ritorno ai livelli del 2023.
Al calo dei reati ambientali, su cui non bisogna abbassare la guardia, si affianca però l’aumento degli illeciti amministrativi che raggiungono quota 77.895, con un +11,4% rispetto al 2024. Sommati ai 35.735 reati ambientali si arriva ad un totale di 113.630 violazioni (alla media di 311 al giorno, 13 ogni ora).
Primato nella gestione illecita dei rifiuti
A questi due segnali, si aggiunge il primato dei reati nella gestione illecita dei rifiuti, su cui le ecomafie puntano nel 2025 mani e interessi. Sono 10.914 gli illeciti (una media di quasi 30 al giorno) accertati in questa filiera che torna a guidare nel 2025 la classifica dei reati più commessi, non accadeva dal 2018. In forte crescita anche gli incendi agli impianti di gestione (76 nel 2025, +24,7%).
Al secondo posto i reati nel ciclo cemento (abusivismo edilizio, violazioni penali in materia di urbanistica, cave illegali, tutela del paesaggio e appalti pubblici) con 8.034 illeciti (-41% rispetto al 2024, con una flessione dovuta anche alla forte contrazione del mercato dell’edilizia) e quelli contro gli animali che confermano il terzo posto (dal bracconaggio alla pesca illegale, dai traffici di specie protette a quelli di animali da affezione fino agli allevamenti) con 6.930 reati accertati (-4%).
Crescono gli incendi boschivi
In crescita nel 2025 i reati degli incendi boschivi e di vegetazione (3.586, +10,7%), con oltre 90mila ettari andati in fumo. Diminuiscono i reati contro il patrimonio culturale (2.276 quelli accertati, -23%), una flessione che si ripercuote anche sui controlli (-8,5%) ma crescono in maniera esponenziale gli arresti per i traffici di opere d’arte e reperti archeologici (34 nel 2025 contro i 2 registrati nel 2024).
In aumento l’illegalità nella filiera agroalimentare: 67.677 i reati e gli illeciti amministrativi (+46% rispetto al 2024), con una crescita del 109,1% del valore economico di sequestri e sanzioni, per 968 milioni di euro.

Vola il business illegale
Il quarto segnale riguarda il business illegale delle ecomafie, che nel 2025 vola a ben 11,5 miliardi di euro, contro i 9,3 miliardi del 2024, registrando un aumento del +2.2 miliardi, dovuto alla crescita della gestione illecita dei rifiuti, delle filiere agroalimentari e del mercato di specie protette.
Geografia dei reati
Questa fotografia piena di chiaroscuri scattata dal nuovo rapporto Ecomafia di Legambiente, presentato oggi a Roma presso la sede dell’associazione ambientalista, è frutto dell’elaborazione dei reati accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto nel 2025.
Il sud l’area più colpita
A livello territoriale il Mezzogiorno si conferma l’area del Paese più colpita, con Campania, Puglia, Calabria e Sicilia le regioni più colpite. Qui, nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, l’incidenza dei reati accertati nel 2025 sale al 44,3%.
Clan mafiosi e corruzione
Preoccupa anche la crescita del numero dei clan mafiosi coinvolti e il fenomeno della corruzione. Sono 393 i clan censiti nella Penisola dal 1995 al 2025 da Legambiente in Italia. Riguardo la green corruption, dal 1° maggio 2025 al 30 aprile 2026, l’associazione ambientalista ha censito 75 inchieste giudiziarie su fenomeni di corruzione connessi ad attività con impatto ambientale, 1.066 le persone denunciate, 307 gli arresti e 151 i sequestri. Oltre la metà delle indagini, il 53,3%, ha riguardato le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.
Legge 68 del 2015 sugli ecoreati
L’applicazione della legge 68 del 2015, che ha introdotto i delitti ambientali nel Codice penale, continua a dare risultati significativi. Accanto a una riduzione complessiva del numero di reati si registra la crescita dei casi in cui viene contestato il delitto di inquinamento ambientale (303, pari al 35% di tutte le fattispecie) e quello di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (115 casi, pari al 13,3% del totale).
Dieci proposte
Oltre ai dati, il rapporto Ecomafia raccoglie anche 10 proposte che Legambiente indirizza oggi al Governo Meloni per contrastare le illegalità ambientali e rafforzare norme e controlli.
Tra le proposte avanzate l’associazione ambientalista chiede in primis che:
l’Italia completi il recepimento nel Codice penale dei quattro delitti (uccisione e commercio di specie animali e vegetali selvatiche protette, il saccheggio delle acque superficiali o sotterranee, la commercializzazione di materie prime e prodotti derivati dalla deforestazione, la produzione e i commercio illegale di F-gas, quest’ultimo ora solo di natura contravvenzionale) previsti dalla Direttiva europea per la tutela penale dell’ambiente ma non inseriti nel decreto legislativo n. 81 del 21 aprile 2026;
l’estensione del delitto di produzione e commercio di prodotti inquinanti (art. 452 bis del Codice penale) ai fitofarmaci illegali;
l’approvazione di un Piano nazionale di lotta all’abusivismo che preveda adeguate risorse dei Fondi presso il Ministero delle infrastrutture e la Cassa depositi e prestiti per gli abbattimenti degli immobili costruiti illegalmente, da destinare, oltre che ai Comuni, all’autorità giudiziaria e alle Prefetture e la modifica dell’art. 10-bis della legge 120/2020 per stabilire l’estensione del potere sostitutivo delle Prefetture alle ordinanze di demolizione emanate e non eseguite dai Comuni prima dell’approvazione della norma; approvare i decreti attuativi della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema nazionale di protezione ambientale.
Inoltre, tra gli altri interventi urgenti Legambiente chiedere di rivedere il meccanismo del cosiddetto subappalto “a cascata” e reintrodurre il delitto di abuso d’ufficio, come previsto dalla nuova Direttiva europea contro la corruzione, per contrastare l’illegalità negli appalti pubblici; e di estendere le pene previste per il reato di incendo boschivo a qualunque incendio di vegetazione e aggravare la fattispecie colposa. CS

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