Repertorio professioni Campania, dopo diffida arriva il nuovo decreto. Movimento: “Nostra vittoria, ora si apra al dialogo con gli stakeholder”
Il segretario del sindacato datoriale Nicola Troisi: “La Regione nei fatti corregge le criticità che abbiamo sollevato con la nostra diffida. Ora si apra a un dialogo necessario con gli enti senza dover arrivare ogni volta alle richieste formali e legali”.
NAPOLI – “Con il decreto dirigenziale che di fatto corregge il numero 325 per cui abbiamo chiesto diffida e seguente messa in mora, la Regione in soldoni ha ritenuto valide gran parte delle nostre istanze. È una nostra vittoria, che dimostra quanto importante sia il punto di vista di chi lavora sul campo ogni giorno per una formazione professionale utile e trasparente in Campania. Ora il nostro auspicio è che si possa aprire al dialogo con gli stakeholder in maniera costante e strutturale”. Lo dichiara Nicola Troisi, segretario del Movimento Libero e Autonomo delle Scuole di Formazione Autofinanziate, storico sindacato datoriale di categoria in Campania.
Il riferimento è al nuovo decreto circolante in queste ore, il 381 del 12 giugno 2026, che “nei fatti corregge le criticità che abbiamo sollevato con la nostra diffida”, sottolinea Troisi. Tra queste, un passaggio più soft e meno traumatico tra vecchi e nuovi corsi: la Regione ha agganciato la decorrenza dei 10 giorni alla pubblicazione del singolo atto di aggiornamento (prima non c’era alcun aggancio), eliminando il vuoto normativo in cui le scuole restavano senza corsi attivabili. “Il decreto 325 prevedeva che le schede dei corsi oggi attivabili restassero nell’area pubblica del Repertorio regionale delle qualificazioni per soli dieci giorni dalla pubblicazione, decorsi i quali sarebbero diventate inaccessibili, mentre le versioni aggiornate e referenziate al quadro europeo delle qualifiche venivano rinviate a un momento successivo senza alcun termine. Si apriva così una finestra di durata indefinita in cui le scuole non avevano più né i corsi di prima né quelli nuovi, e nessun percorso poteva partire”, ricorda Troisi. Il decreto 381 interviene proprio su questo punto. Le attuali schede descrittive degli standard professionali e formativi di dettaglio delle qualificazioni del Repertorio saranno sostituite in modo progressivo, attraverso specifici atti amministrativi di aggiornamento, e il termine di dieci giorni decorrerà soltanto dalla pubblicazione sul BURC del singolo provvedimento di aggiornamento. Entro quel termine le agenzie formative potranno generare i percorsi, con relativo CUP, sulla base degli standard ancora vigenti; soltanto dopo subentreranno i nuovi profili. Resta fermo il termine di centottanta giorni per l’avvio delle relative attività corsuali.
“È esattamente la richiesta di buon senso che avevamo avanzato: che i vecchi standard non vengano rimossi finché non sono pubblicati quelli nuovi, con una decorrenza certa e un periodo transitorio a tutela dei percorsi già programmati”, osserva il segretario. “Parliamo di qualificazioni che valgono come titoli nelle graduatorie ATA, il cui aggiornamento per soli titoli è atteso nella primavera del 2027 con cadenza triennale: bloccare adesso la partenza dei corsi avrebbe significato togliere a molti un’opportunità che non si sarebbe ripresentata prima di tre anni”.
Troisi conclude sottolineando la parte della diffida che ad oggi resta non accolta: quella del confronto con le parti. “Abbiamo dimostrato in questa occasione quanto utile sia l’apporto di chi è in campo ogni giorno per trovare soluzioni reali e attuabili a problemi comuni. Il tavolo tra sindacati e assessorato non può attendere oltre. Ora si apra a un dialogo necessario con gli enti, senza dover arrivare ogni volta alle richieste formali e legali”.

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