Osservatorio Provinciale sulle Carceri “Don Peppe Diana” Sulla proposta di costruzione di un nuovo CPR a Castel Volturno
Negli ultimi giorni l’attenzione pubblica si è concentrata sulla proposta di realizzare un nuovo Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) nel territorio di Castel Volturno. Una scelta che solleva interrogativi profondi e legittime preoccupazioni, condivise anche dall’arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, Mons. Pietro Lagnese, che in un recente comunicato ha richiamato tutti a guardare questo territorio con verità e responsabilità. Il messaggio dell’arcivescovo è un appello chiaro: che cosa scegliamo di vedere quando guardiamo Castel Volturno? Perché Castel Volturno è già un territorio ferito e stigmatizzato, troppo spesso ridotto a etichette che ne oscurano la complessità: “terra dei fuochi”, “degrado”, “ghetto africano”. In questo contesto, la decisione di collocare proprio qui un nuovo CPR rischia di consolidare una narrazione distorta e penalizzante, che non tiene conto delle fragilità sociali già presenti né delle potenzialità di rinascita che la comunità locale continua a esprimere. Sorge spontanea una domanda: perché costruire un nuovo CPR proprio a Castel Volturno? E, soprattutto: che senso ha realizzarne uno nuovo quando esistono ancora posti disponibili nelle strutture già operative sul territorio nazionale? È necessario ricordare che un CPR non è un carcere in senso giuridico, ma resta un luogo in cui la libertà personale viene negata. Vi entrano persone che non hanno commesso reati penali, ma che si trovano in una condizione amministrativa irregolare. Per questo l’Osservatorio ritiene doveroso chiedere: che cosa accade a una persona che viene privata della libertà senza aver commesso alcun reato? E ancora: come viene coinvolta, informata e rispettata la comunità che vive attorno a queste strutture? Queste domande diventano ancora più urgenti all’indomani delle celebrazioni del 25 Aprile, giornata in cui il Paese ricorda la liberazione dall’oppressione e dai campi di concentramento. In questo clima di memoria e responsabilità, appare inevitabile interrogarsi sul rischio che i CPR diventino strumenti di una narrazione politica che associa l’irregolarità amministrativa alla pericolosità sociale, alimentando paura e distanza. L’idea che “l’irregolare” debba essere nascosto, recintato, allontanato dalla vista non contribuisce alla sicurezza né alla coesione sociale. Collocare un nuovo CPR a Castel Volturno significa, di fatto, inchiodare ulteriormente questo territorio alla sua immagine di luogo problematico, negandogli la possibilità di risorgere e di essere riconosciuto per ciò che realmente è: una comunità viva, plurale, capace di accoglienza e di resistenza civile. Castel Volturno non ha bisogno di un nuovo recinto. Ha bisogno di un’Italia che la guardi senza voltarsi dall’altra parte, che investa in servizi, legalità, inclusione, lavoro, istruzione, salute. Ha bisogno di politiche che curino, non che isolino. L’Osservatorio Provinciale sulle Carceri “Don Peppe Diana” continuerà a vigilare, a informare e a promuovere un confronto pubblico trasparente, affinché ogni scelta riguardante il territorio e le persone che lo abitano sia guidata dal rispetto della dignità umana e dal principio di giustizia.


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