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Cosentini, una notte per ritrovare le proprie radici: il 12 agosto racconti e canti della tradizione

Ci sono luoghi nei quali il tempo sembra rallentare, dove il passato non è qualcosa di lontano, ma una presenza ancora viva, custodita nelle pietre, nelle parole e nei ricordi della gente. Cosentini, frazione di Montecorice, è uno di questi luoghi: un piccolo borgo del Cilento che conserva ancora oggi il fascino delle antiche tradizioni e una memoria fatta di storie, persone, usanze e canti tramandati di generazione in generazione.
Cosentini è il borgo dei tini di pietra, con una vista mozzafiato, dove ogni dimora sembra custodire un frammento della propria storia e un ricordo delle proprie origini. Le case, i vicoli e le antiche pietre raccontano silenziosamente il passaggio di generazioni, restituendo al visitatore l’immagine di una comunità profondamente legata alla propria terra.
Il 12 agosto, proprio nel cuore di questo suggestivo borgo, sarà possibile vivere una serata dedicata alla cultura e alla memoria cilentana, con i racconti organizzati dall’associazione Euphória. Un appuntamento pensato per riportare alla luce storie e tradizioni che appartengono alla comunità e che meritano di essere conosciute, ascoltate e tramandate.
Sarà un viaggio nella memoria attraverso racconti capaci di riportare il pubblico alla vita di un tempo, quando le giornate erano scandite dal lavoro nei campi, dai raccolti, dalle feste, dalle difficoltà quotidiane e dalla forza delle famiglie. Storie di uomini e donne, di sacrifici e speranze, di amori, partenze e ritorni, ma anche di leggende e vicende che hanno attraversato gli anni e che ancora oggi fanno parte della memoria popolare.
A rendere speciale la serata saranno anche le parole della tradizione, quelle espressioni dialettali che raccontano un modo di vivere e di guardare il mondo ormai lontano, ma ancora presente nella memoria degli anziani. Proprio loro rappresentano i veri custodi di questo patrimonio, perché attraverso i loro ricordi è possibile ricostruire una storia fatta non soltanto di grandi avvenimenti, ma soprattutto di vita quotidiana.
E già durante i preparativi, tra le prove, le voci e i primi suoni, sembrava quasi di poter ascoltare in lontananza l’eco degli avi cilentani: ad ogni nota, ad ogni canto e ad ogni ballata, il passato sembrava tornare a farsi presente, come se quelle antiche voci non avessero mai smesso davvero di parlare.
Il racconto sarà accompagnato dalla musica e dai canti della tradizione cilentana, creando un’atmosfera capace di coinvolgere il pubblico e di riportare, per una sera, il borgo alle sue origini. Saranno le voci a riempire piazza Scipione Landulfo e a diffondersi lungo le vie Stortina, Serre e Croce, mentre le antiche pietre di Cosentini faranno da naturale scenografia a un appuntamento nel quale passato e presente si incontreranno.
L’iniziativa dell’associazione Euphória rappresenta così anche un importante momento di valorizzazione del territorio. Recuperare e raccontare le tradizioni significa, infatti, mantenere vivo il legame con le proprie radici e permettere alle nuove generazioni di conoscere quel patrimonio culturale che rischia, con il passare del tempo, di essere dimenticato.
Cosentini, con le sue case in pietra, i suoi vicoli e il panorama che si apre verso il mare, offre una cornice ideale per questa serata. Qui la cultura popolare trova uno spazio naturale, perché il borgo stesso racconta una storia fatta di generazioni, di vita vissuta e di appartenenza.
E l’estate di Cosentini continuerà anche nei giorni successivi con un altro appuntamento da non perdere. Il 20 agosto sarà infatti protagonista lo spettacolo “A Zita”, un’altra occasione per ritrovarsi insieme e vivere il borgo attraverso lo spettacolo e la tradizione.
Due appuntamenti che condividono lo stesso filo conduttore: la voglia di stare insieme, valorizzare il territorio e mantenere viva la memoria di una comunità.
Il 12 agosto, dunque, Cosentini vi aspetta con i racconti organizzati dall’associazione Euphória. Sarà una serata per ascoltare, ricordare, emozionarsi e riscoprire, attraverso le parole e i canti, l’anima più autentica del Cilento.
Un invito rivolto a tutti: a chi queste storie le conosce già, a chi le ha ascoltate dai propri nonni e a chi invece avrà l’occasione di scoprirle per la prima volta.
Perché la memoria, quando viene raccontata, non appartiene più soltanto al passato. Torna a vivere nel presente e diventa patrimonio di tutti.

“Chisto è ’o Ciliento… terra nostra, terra ’e memoria. Vi aspettammo a tutti!”

Giorgio Mellucci