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E adesso vi spiego perchΓ©.

Ogni anno assistiamo allo stesso rito: la β€œnotte prima degli esami”. Una notte che dovrebbe essere dedicata al riposo, alla concentrazione e alla serenitΓ , e che invece troppo spesso si trasforma in una festa fatta di eccessi, sonno perso, alcol e stress aggiuntivo.

Da medico, ma prima ancora da ex studente, mi chiedo: quale logica c’è nel presentarsi ad una prova cosΓ¬ importante dopo una notte insonne?

L’ansia dell’esame Γ¨ giΓ  di per sΓ© una condizione che altera attenzione, memoria e capacitΓ  di concentrazione. Aggiungere stanchezza o peggio ancora abuso di alcol significa partire svantaggiati proprio nel momento in cui si dovrebbe essere nelle migliori condizioni psicofisiche.

Ma la mia riflessione va oltre.

Nel 2026 ha ancora senso affidare il giudizio finale su un ragazzo ad alcuni giorni di esame?

La maturitΓ  non nasce in una mattina. Non si costruisce in una settimana. Non si misura in una performance.

La maturitΓ  Γ¨ un percorso.

È fatta di cinque anni di studio, di impegno, di errori, di crescita personale, di relazioni con i docenti e con i compagni. I professori conoscono i loro studenti. Li hanno osservati giorno dopo giorno, anno dopo anno. Sanno bene quali sono i loro punti di forza e le loro fragilità.

Per questo continuo a chiedermi: quanto puΓ² essere rappresentativo un esame rispetto ad un percorso durato anni?

Ricordo ancora la mia maturitΓ  al Liceo Classico. Ricordo lo stress, la paura di non riuscire a dimostrare in poche ore ciΓ² che avevo costruito in cinque anni. Ricordo il mio tema sulla Questione Meridionale, la versione di greco, l’orale del 27 luglio.

Eppure, a pensarci oggi, io ero giΓ  maturo prima di entrare in quell’aula.

Lo ero grazie ai cinque anni che avevo vissuto e studiato.

Quando frequentavo il liceo c’era una tradizione che ricordo con affetto: il β€œMac Pi 100”, la festa dei cento giorni alla fine del percorso scolastico. Quella celebrazione aveva un significato diverso. Era la festa di un cammino condiviso, non la vigilia di una prova da affrontare con il timore di essere giudicati per una sola giornata.

Forse Γ¨ arrivato il momento di ripensare il concetto stesso di esame finale.

Meno prove episodiche.

PiΓΉ valorizzazione del percorso.

Meno ricerca della prestazione perfetta.

PiΓΉ attenzione alla crescita della persona.

PerchΓ©, come scriveva Seneca, β€œNon impariamo per la scuola, ma per la vita”.

E la vita, fortunatamente, non si esaurisce in un esame.

Dott. Gianni Verde