VERONA. Processo morte Stefano Zanoni, Associazioni Mamme Coraggio e A.U.F.V. ammesse come parti civili

VERONA. Continua il processo per la morte di Stefano Zanoni. Nella mattinata di martedì 19 settembre, presso il Tribunale di Verona, si è tenuta l’udienza per definire le responsabilità giuridiche di un decesso assurdo, avvenuto a Cà del Bosco, sulla strada di confine tra Costermano sul Garda e il Comune di Affi, il 22 agosto del 2020. Il giovane era a bordo di una Fiat Punto con suoi quattro amici, quando si sporse dalla vettura, impattando violentemente con la tempia contro il palo della recinzione di una vasca di cemento. Il colpo si rilevò fatale per Stefano ed a nulla valsero i soccorsi.
Il giudice Pomari, nell’udienza del 19 settembre, era chiamata a sciogliere la riserva sull’ammissione o meno delle Associazioni Mamme Coraggio e Vittime della Strada Odv, presieduta da Elena Ronzullo, e l’Associazione Unitaria Familiari e Vittime della Strada ODV, presieduta da Alberto Pallotti. “L’ordinanza è stata positiva – ha commentato l’avvocato dell’associazione A.M.C.V.S. Odv Matteo Tirozzi -. Per noi non si tratta di un provvedimento relazionato al solo processo Zanoni, ma è una prova concreta di quanto stiamo diventando punto di riferimento per le famiglie delle vittime della strada. Nel nord Italia ci stiamo facendo strada; adesso anche il Tribunale di Verona ci da pieno riconoscimento, dando seguito all’ammissione in parte civile in processi di Ivrea e Spoleto. Vigileremo con occhio attento”. La presidente Elena Ronzullo è soddisfatta per l’inclusione nel processo: “Ci rechiamo in tutta Italia per essere presenti per difendere chi non c’è più. La giudice, in questo caso, è stata comprensiva e dobbiamo darle atto di ciò. Dobbiamo combattere per la giustizia ed è proprio l’ammissione a parte civile che ci permette di perseverare, anche lì dove le famiglie non hanno più la forza di farlo”. La prossima udienza è fissata al 19 gennaio per l’escussione dei teste da parte del PM.
L’avvocato dell’Associazione Unitaria Familiari e Vittime della Strada Odv, Davide Tirozzi, ha affermato: “Siamo molto soddisfatti per la nostra ammissione. Possiamo essere, ancora una volta, in prima linea per difendere i diritti delle vittime e tentare di prevenire altre tragedie. Ora nel Processo continueremo a lottare affinché sia fatta giustizia”. Alberto Pallotti, presidente dell’A.U.F.V. Odv, appresa la notizia, ha commentato: “Il risultato ottenuto quest’oggi dimostra che stiamo seminando bene e le famiglie stanno comprendendo quanto teniamo a cuore essere al loro fianco nelle battaglie che affrontano. Saremo presenti per scongiurare il pericolo di vani patteggiamenti di pena o risarcimenti a dir poco offensivi per chi è condannato all’ergastolo del dolore. Combatteremo affinché sia resa giustizia a Stefano”. A Verona, su delega, era presente personalmente il vicepresidente dell’AUFV Odv, Biagio Ciaramella: “Qualora il giudice non avesse accettato le costituzioni a parte civile, il processo sarebbe praticamente terminato, soprattutto alla luce delle volontà delle parti di avviare un concordato. Sono anni che ci battiamo affinché l’omicidio stradale non sia un mero contentino in denaro, ma vogliamo che qualcosa cambi, che la mentalità cambi, che le strade diventino più sicure. Non sopportiamo più l’idea di vedere maglie bianche con le stampe di giovani scomparsi troppo presto, la vittima deve vivere in chi combatte per la sua giustizia”. CS

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