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Tavernanova, l’amnesia di via Nazionale delle Puglie, 216: il caso della chiesa di Santa Maria ad Nives del 500 dei Gaudiosi!
” Dimenticata “

​È uno sfogo amaro, ma maledettamente lucido. Tocca un nervo scoperto che non riguarda solo Casalnuovo, ma l’intera provincia napoletana: la tendenza a riempirsi la bocca di parole come “recupero”, “identità” e “cultura” durante le campagne elettorali, mentre nel silenzio dei fatti si lascia che il piccone della speculazione edilizia o l’abbandono più totale cancellino le uniche tracce visibili della nostra storia. Siamo su via Nazionale delle Puglie,216  a Tavernanova. Una strada che oggi molti identificano solo con il traffico e il cemento, ma che un tempo era un’arteria vitale, scelta dalle famiglie nobili napoletane per la sua “aria buona” e per la vicinanza alla capitale. Il fulcro di questa memoria dimenticata è proprio lì: la chiesa di Santa Maria ad Nives e il dirimpettaio Palazzo Gaudiosi.
​Il legame tra i duchi Gaudiosi (ramo dell’antica famiglia originaria delle Calabrie) e Tavernanova non era solo di villeggiatura, ma di profondo radicamento sul territorio. La chiesa di Santa Maria ad Nives ne è il simbolo: una cappella gentilizia che custodisce l’identità di un casato e, di riflesso, di un’intera comunità. Ci sono però molti punti oscuri in questa vicenda. Il campanile del ‘500, un pezzo di storia acquistato da Don Filippo Gaudiosi dopo il matrimonio con la contessa Capece di Capua (unione che legava due delle più grandi stirpi del Regno), è scomparso nel nulla e oggi se ne sono perse le tracce. Inoltre, sul piano legale il diritto di proprietà privata sui beni culturali non si estingue con il passare del tempo o con l’incuria pubblica: le tele, le statue e gli arredi sacri all’interno della chiesa appartengono legittimamente agli eredi Gaudiosi, che fine hanno fatto ?. La richiesta d’intervento alla Curia Arcivescovile di Napoli e Nola ha quindi un peso non solo artistico, ma morale e religioso, poiché all’interno di quella struttura sono sepolti gli avi dei duchi Gaudiosi. Nonostante il Comune nel 2004 avesse emesso un’ordinanza per la messa in sicurezza, dopo più di vent’anni la struttura è ancora lì, decrepita, a testimoniare che quell’atto è stato solo un palliativo burocratico per evitare crolli sulla Nazionale, non l’inizio di un vero restauro. Oggi i Gaudiosi vogliono delle risposte! Ma soprattutto poter rientrare e dar pace ai propri defunti all’interno della loro proprietà.​Per capire quanto la politica odierna sia distante da quella del passato, basta guardare alla figura di Don Pasquale Gaudiosi. Nella metà dell’Ottocento, mentre l’Italia si unificava, Don Pasquale si laureava alla prestigiosa Università Federico II di Napoli. Non era solo un nobile, ma un uomo delle istituzioni e del territorio, ricoprendo la carica di Sindaco di Pomigliano d’Arco fino al ‘900 e di primo consigliere provinciale nel mandamento di Pomigliano d’Arco. Era un amministratore che gestiva il territorio con la lungimiranza di chi sapeva che la propria famiglia avrebbe continuato a vivere lì per generazioni. Il contrasto con la classe politica attuale, che spesso ragiona solo a scadenze elettorali ignorando la storia che calpesta, è stridente. Il futuro non si costruisce distruggendo il passato: abbattere palazzi del ‘700 e cancellare le poche architetture Liberty rimaste a Casalnuovo e Tavernanova per sostituirle con palazzoni anonimi non è progresso, ma un’amnesia programmata che rende la comunità sempre più povera e grigia.

Andrea Leanza 

CIrca 20 anni fa