Sant’Arpino: al teatro Lendi presente il M^ Fabrizio Monteverde per la IV edizione del concorso “Danzare” in corso l’11 e il 12 novembre. In esclusiva l’intervista al coreografo.

Fabrizio Monteverde, coreografo di grande spessore ha iniziato la sua carriera nel 1976 come attore e aiuto regista di Muzzi Loffredo e parallelamente ha iniziato a studiare danza presso il centro professionale di danza contemporanea di Roma. Coreografo residente presso il Balletto di Roma opera per rendere contemporaneo il balletto classico.

Ne parliamo direttamente con il coreografo Fabrizio Monteverde.

Da dove le è nata questa passione?

“È di origine teatrale, avendo iniziato nel teatro, quindi raccontando testi, drammi, commedie; questa cosa mi è rimasta nel DNA e, poi, il mio sogno non è mai stato fare il coreografo. In quanto regista di cinema la narrazione fa parte della mia natura”.

Accendendo i riflettori sulla masterclass che terrà per “Danzare“, come strutturerà la lezione? Che approccio avrà con i danzatori presenti?

“Questo cambia. Quando arrivi e ti trovi a dover fare una lezione con allievi che non conosci basta uno sguardo per capire come strutturare la lezione, nel senso, uno ha una struttura base della propria lezione che adegua di volta in volta secondo il livello, le capacità e l’entusiasmo della classe. Le mie lezioni, però, non sono vere lezioni; adesso,per esempio, gli allievi hanno già fatto lezione di danza classica (con riferimento alla lezione con il Maestro Paganini), che presuppone una specifica struttura. Io faccio perlopiù dei laboratori. È come dare un biglietto da visita! Questo, insomma, è il mio tipo di lavoro”.

Lei traspone il classico Shakespeariano “Romeo e Giulietta” in “Giulietta e Romeo” ponendo il focus sulla figura femminile. Come mai dà maggior rilievo alla figura femminile?

“Se uno assiste ai miei spettacoli, nel caso del dramma shakespeariano, si rende conto che la nutrice e Giulietta sono il motore, un po’ come nella vita, le donne guidano i sentimenti. Romeo è l’uomo innamorato, sempre un po’ sciocco, sottotono. Se uno legge la scena del risveglio dopo la notte d’amore di Romeo e Giulietta celebre è la scena in cui Romeo ascolta il canto dell’allodola annunciatrice del giorno, segnale per Romeo di andar via dal giardino dei Capuleti; invece per Giulietta quell’uccello è l’usignolo, che tutta la notte canta, e attraverso l’espressione del suo sentire è come se Giulietta volesse continuare immersa in quella notte d’amore”.

Maestro Monteverde, lei rivolge una particolare attenzione al mondo degli anziani nella sua riproposizione per il Balletto di Roma dello spettacolo “Il Iago dei cigni. Ovvero il canto”. La danza può accompagnare passo per passo ogni fase della vita, abbracciando anche la Terza Età?

“Si, assolutamente si! Sta parlando con uno che è anziano , mi ci sono dovuto avvicinare per forza, per la natura! (Con sorriso). Pina Bausch ci insegna! Ha realizzato uno spettacolo “i miei vecchi sono tutti dei ventenni” con delle maschere cinematografiche, però Pina Bausch riesce veramente a far danzare settantenni e ottantenni. Tutto deve nascere un po’ dal di dentro, se uno vuole danzare, danza!”.

Quanto lavoro psicologico è sotteso alle sue produzioni?

“È un lavoro perlopiù di studio del testo, ma nel momento in cui uno crea su degli strumenti umani, con i ballerini, non tutti, fino a prova contraria, devi fare un lavoro di empatia. Io, personalmente, ci sono delle ballerine che detesto profondamente, come ci sono ballerini con i quali lavoro psicologico zero, perché non mi ci relaziono proprio. Con altri, invece, si crea un’empatia che è un dare e avere“.

Quanto dell’esperienza di vita inserisce nella produzione?

“Della mia vita non autobiografica naturalmente, della mia vita fatta di quello che mi piace, di quello che conosco,dei cinema mi piace sempre mettere dei flash.La mia visione è molto cinematografica, lavoro molto sulle luci perché voglio mettere in luce dei particolari”.

Per un danzatore quanto è importante la conoscenza dell’illuminotecnica?

“È una questione di sensibilità, un po’ come la musicalità, ci sono danzatori molto bravi tecnicamente ma totalmente anti-musicali con i quali devi lavorare molto per farli ascoltare e vivere degli accenti; stessa cosa ci sono ballerini totalmente ebeti, che se la luce si trova in un punto, riescono ad andare da tutt’altra parte.

Per stare in scena serve talento e soprattutto sensibilità per sapere cosa devi raccontare e trasmettere. La scena è fatta di tutto: musica, corpo, luce; ma spesso serve anche saper gestire il proprio costume”.

Prossimi progetti in cantiere?

“Io voglio smettere di lavorare prima di tutto!Sto rimontando produzioni del passato, attualmente, in collaborazione con la Cina, con istituti di cultura. Sicuramente per la prossima stagione sarà riproposta “Cenerentola“, una spettacolo portato in scena una decina di anni fa”.

Un grazie al maestro Monteverde che ci ha fatto dono di quest’empatica intervista!

Marianastasia Lettieri

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