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Progetto Urbanometro: 93 liceali del “Durante” di Frattamaggiore trasformano l’osservazione sul campo in un percorso di riscatto sociale, mappando le ferite e le risorse della propria comunità tra parchi, piazze e strutture abbandonate.

Un territorio complesso, sospeso tra la ferita di spazi pubblici lasciati all’incuria e la forza propulsiva di una comunità che prova a rialzarsi. Nell’area metropolitana tra Napoli e Caserta, dove la carenza di luoghi di aggregazione alimenta spesso la povertà educativa e il disagio giovanile, il progetto Urbanometro ha tracciato un percorso di vera e propria cittadinanza attiva. Promossa dal Coordinamento per lo Sviluppo Locale (rete CSL) insieme all’associazione Comunica Sociale, l’iniziativa ha portato oltre cento ragazzi e ragazze a vivere la città non più da semplici spettatori passivi, ma da sentinelle del territorio e custodi del patrimonio collettivo, materiale e immateriale.

Un’esperienza d’impatto: il territorio vissuto e analizzato

93 studenti delle quinte classi del Liceo Durante di Frattamaggiore (indirizzo Scienze Umane) si sono messi in gioco con una straordinaria partecipazione. Organizzati in gruppi costituiti per vicinanza geografica – una scelta metodologica studiata per rafforzare i legami di vicinato e la coesione tra coetanei – i giovani hanno realizzato uscite autonome sul campo tra marzo e maggio di quest’anno. L’impatto di questa ricerca-azione si misura negli occhi dei ragazzi che hanno attraversato e documentato realtà diametralmente opposte:

  • I simboli dell’abbandono: Lo sguardo critico dei ragazzi si è posato su ferite aperte del territorio come la Piscina Comunale di Frattamaggiore, una struttura sportiva chiusa e degradata da anni, o lo Stadio Comunale di Orta di Atella, sommerso dai rifiuti ma ancora frequentato dai giovani proprio per la drammatica assenza di spazi alternativi.
  • Le oasi di riscatto: Al contempo, gli studenti hanno valorizzato i presidi di speranza, tra cui il laboratorio di comunità “Fabula” nell’ex Municipio di Atella, il centro giovanile “Il Cantiere”, veri e propri motori di inclusione e contrasto alla povertà educativa; o ancora il Parco Pubblico ex “vasca castellone” di Sant’Arpino, simbolo di riqualificazione e riscatto per le aree verdi dei nostri territori, sempre più limitate dalla crescente urbanizzazione e cementificazione. 

Un “Nutri-score” per misurare la salute della città

A guidare il lavoro d’indagine dei ragazzi è stato un metodo di valutazione intuitivo e rigoroso, modellato sulla logica del Nutri-score. Proprio come la celebre etichettatura cromatica utilizzata per misurare la qualità degli alimenti, gli studenti hanno applicato un vero e proprio “Nutri-score urbano” per fotografare lo stato di salute dei beni pubblici e sociali del territorio. Attraverso una griglia basata su cinque parametri – pulizia, fruibilità, sicurezza, servizi e accessibilità – ogni luogo ha ricevuto un punteggio da 1 a 5 per ciascuna voce, fino a un massimo di 25 punti. Il voto complessivo si è poi tradotto nei colori della mappa interattiva: dal verde per gli spazi eccellenti e fruibili, passando per il giallo e l’arancione, fino al rosso critico riservato ai luoghi in totale stato di abbandono.

Dalla diagnosi alla proposta: la rete con il Terzo Settore

I ragazzi non si sono limitati a compilare schede tecniche, la vera svolta partecipativa è avvenuta nella fase di co-progettazione, quando gli studenti si sono confrontati con circa 25 delle 60 organizzazioni del Terzo Settore aderenti alla Rete CSL. In questo spazio di confronto, le osservazioni dei liceali si sono trasformate in proposte concrete di rigenerazione urbana e idee di cittadinanza attiva. Il dialogo ha permesso ai giovani di capire come presentare appelli alle istituzioni, promuovere comitati locali o candidare nuove idee attraverso la piattaforma giovanile “Si Può Fare”.

L’eredità per la comunità

Realizzato con il contributo dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese, il progetto lascia in dote una Mappa Interattiva Web, uno strumento digitale dinamico e cromaticamente catalogato accessibile a tutti i cittadini. Ma l’impatto più grande è quello umano ed educativo: oltre cento studenti hanno riscoperto la propria città, acquisendo la consapevolezza che la cura dei Beni Comuni non è una delega passiva alle istituzioni, ma un diritto e un dovere che parte prima di tutto dai giovani.