Napoli: all’Archivio di Stato per la rassegna “Ricomincio dai libri” il Sindaco di Napoli dialoga con la stampa sul tema ” Freddo a Napoli. Dalla città invisibile alla città visibile”. Sulla via della modernità.

Nell’anniversario della nascita di Italo Calvino il punto di partenza per il dialogo intavolato tra stampa e Sindaco è “Freddo a Napoli“, testo ai piú ignoto pubblicato su l’Unità nel 1949, secondo quanto scrive Lorenzo Marone in un articolo su Repubblica il 26 marzo 2023. Lorenzo Marone, anche direttore artistico della fiera del libro di Napoli “Ricomincio dai Libri” racconta che Calvino attraversa la città partenopea in un pomeriggio invernale e grigio che non corrisponde all’idea con cui giunge a Napoli cioè scoprire la leggerezza del meridione e la sua solarità; la metropoli napoletana non riflette nel complesso la bellezza delle cartoline, fantasticata da Calvino.

Al tavolo di confronto sono intervenuti Ottavio Ragone, responsabile della redazione di “Repubblica“, Vittorio Del Tufo, firma storica del “Mattino” e autore di servizi che hanno portato a conoscere il volto di Napoli sconosciuto ai più e infine Enzo d’Errico, Direttore del Corriere del Mezzogiorno. Ha moderato l’incontro con il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi il giornalista Roberto Malfatti.

Per il responsabile di Repubblica i casi di cronaca dell’ultimo periodo hanno determinato una visione distorta del volto di Napoli, anche se la città non risulta diversa da altre aree metropolitane, in quanto vivere in un’ area metropolitana significa anche vivere i problemi di quell’area; di qui la necessità di guardare alla città di Napoli “da fuori” per raccontarla, nel complesso, con tutte le sue sfumature. Per quanto Napoli subisca l’influsso della criminalità organizzata, su di essa bisogna avere uno sguardo fiducioso e a proposito della sua divulgazione mediatica, il direttore di “Repubblica” riprende il titolo pirandelliano del volume curato con la collega Conchita Sannino “Napoli, nessuna e centomila” in cui 50 autori hanno narrato Napoli nel bene e nel male, oltre ogni visione edulcorata. La narrazione mediatica non deve essere univoca e i racconti stereotipati sono da evitare in quanto gli stereotipi si consolidano nell’immaginario collettivo e sono difficili da sradicare.

Napoli è un apostrofo rosa tra il Paradiso e il mare” così inizia il suo intervento Vittorio Del Tufo, firma storica del “Mattino“. Dal punto di vista del giornalista Napoli si presta a essere rappresentata da stereotipi ed è una città che ama autocelebrarsi, per cui se ride o se piange lo fa davanti a uno specchio. Del Tufo, minuzioso conoscitore anche dei vicoli più ciechi di Napoli, ritiene che Partenope incarna la definizione che Calvino dà di “città invisibile“, cioè di una città che occulta più di quello che mostra.Il giornalista poi prosegue il suo intervento con un’altra metafora:” siamo eterni pastori sul nostro eterno presepe” con ciò intende ribadire che dobbiamo essere orgogliosi dei turisti che giungono a Napoli, ma non degli occhi con cui guardano la città partenopea, perché il loro sguardo non si posa oltre gli stereotipi. Lo sguardo dei napoletani dovrebbe puntare più su modernismo e pragmatismo.Ricollegandosi al discorso degli stereotipi il Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha detto che la città vive tra due stereotipi, uno esterno che come anche Calvino idealizzava “chi viene a Napoli crede di trovare il sole” e il secondo stereotipo è interno, cioè che Napoli è una città disastrata, dove regna la ciminalità; un esempio può essere la zona periferica di San Giovanni a Teduccio, dove ora c’è una delle sedi della Federico II, per l’immaginario collettivo in quest’area si sparava per strada. Fin quando oscilliamo tra questi due stereotipi è impossibile che la città possa modernizzarsi, riflette il Sindaco, poiché si ignorano le potenzialità e la tanta energia che attraversa la città: musicale, narrativa, creativa a cui si aggiunge la ricchezza del volontariato e del terzo settore. Napoli è da sempre riconosciuta per le sue capacità di adattamento e d’improvvisazione e spesso si comporta in modo un po’ anarchico; necessita di essere governata poiché i problemi in un’area metropolitana di circa tre milioni di abitanti, non si risolvono con l’arte dell’arrangiamento ma con programmazione e impegno civico per una risoluzione permanente.

Ci vuole una cultura dell’amministrazione e del governo che a Napoli manca!” le parole del Sindaco Manfredi. Attraverso l’impegno continuo di tutti si può ricercare il miglioramento di una situazione che è non è differente da altre città nel Mondo, i clochard come stanno a Napoli si trovano anche per le strade di San Francisco.

Altro problema affrontato è stato quello dell’educazione, il Sindaco ha portato all’attenzione di tutti che l’offerta formativa in Italia non è uniforme se ad esempio l’80% degli studenti a Firenze frequenta la scuola nel pomeriggio, mentre a Napoli solo il 20% fa tempo pieno. Altra devianza per Napoli è l’evasione scolastica legata nella maggior parte dei casi ai territori abitati e alle famiglie,spesso, con problemi di giustizia e basso reddito. In questi casi ci deve essere la possibilità di presa in carico di tutto il contesto familiare dai servizi sociali e dal welfare ai fini della reintegrazione nel tessuto sociale.Quando l’amministrazione Manfredi s’insediò due anni fa non esisteva un sistema di rilevamento dell’abbandono scolastico; attualmente in collaborazione con il tribunale di Napoli e l’ufficio scolastico regionale esiste una piattaforma che segnala i ragazzini che evadono la scuola. Per il Sindaco “Riportare a scuola anche un solo bambino è un gran successo”.

La politica è fatta di simboli più che di fatti” così Enzo d’Errico, Direttore del Corriere del Mezzogiorno interviene al tavolo di confronto. La sua provocazione verte soprattutto sui luoghi di cultura e di storia che non dovrebbero accogliere manifestazioni legate al cibo, non consone a Napoli capitale culturale. S’inserisce l’intervento del Sindaco Manfredi che sottolinea anche la necessità di eventi che facciano vivere Piazza Municipio, da sempre concepita come un grande vuoto urbano, ma per la quale si sta valutando la possibilità di un evento a dicembre di Confagricoltura, già allestito presso il Circo Massimo di Roma.Gli eventi sovranno essere concepito in modo che non venga intralciata la viabilità quotidiana.

Altro problema affrontato è quello delle periferie, luoghi senza nome, senza servizi e in cui non si è nessuno, per cui si diventa preda di chi comanda lì. Anche riguardo rifiuti e trasporti le periferie sono penalizzate per la mancanza di controllo, di qui gli sversamenti abusivi di rifiuti e i casi di attraversamento dei binari per raggiungere le stazioni più vicine nel caso della Circumvesuviana. Secondo il direttore del Corriere il liberismo selvaggio vestito da sinistra estrema della precedente amministrazione De Magistris avrebbe determinato come reazione il “classismo” per cui chi ha soldi campa. Il Sindaco per D’Errico dovrebbe assumere una posizione più “decisionista” perché l’amministrazione tutela.

Conclude il Sindaco con le novità che riguardano Napoli a proposito dei trasporti: Entro giugno sarà aperta la linea 6, ora in preesercizio con ampliamento della rete alle periferie. Si sta lavorando per estendere la rete fino a Capodichino tra fine 2025 e inizio 2026.È in corso una gara d’appalto per la linea 10. Si lavora anche alla tratta che dovrà collegare il centro all’Area Nord di Secondigliano. È in corso una gara per un bus veloce che collega la zona Ponticelli. Si studiano anche le modalità di collegamento con la TAV di Afragola in vista del collegamento diretto Napoli-Bari che da lì partirà dopo che sarà inaugurato.

Un incontro quello di ieri a partire dal libro di Calvino che dagli stereotipi ha messo a confronto amministrazione e stampa su temi di attualità quali educazione, trasporti, rifiuti. In questo incontro la platea presente ha preso consapevolezza dei problemi che pesano su Napoli e dell’urgenza di concretezza e pragmatismo per una nuova svolta verso la modernità.

Marianastasia Lettieri

I relatori nella Sala Riccardo Filangieri dell’Archivio di Stato di Napoli

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