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“LE MONETE IN…CORSO IN ATELLA”

Intervista allo storico Giovanni Reccia.

GIOVANNI RECCIA è nato a Grumo Nevano (Napoli) nel 1967. È l’attuale Capo di Stato Maggiore del Comando Regionale Campania della Guardia di Finanza.  Laureato in Giurisprudenza, in Economia e Commercio, in Scienze Politiche ed in Scienze della Sicurezza Economico-Finanziaria, abilitato alla professione di Avvocato e iscritto nel registro dei Revisore dei Conti, ha conseguito il master di II livello in Consulenza Legislativa presso l’ISLE della Presidenza del Consiglio dei Ministri. È stato comandante provinciale di Latina e del Nucleo Speciale Frodi Tecnologiche di Roma. Nella sua carriera vanta esperienze operative nel contrasto agli illeciti in varie sedi (Roma, Napoli, ecc.) e la pubblicazione di lavori su tutela del patrimonio culturale e cyber security.  Ha collaborato con le riviste «Il Finanziere di Roma», «Il Denaro», «L’archivio Storico delle Province Napoletane e la Rassegna Storica dei Comuni» di Napoli, per le quali ha pubblicato vari articoli e studi di carattere giuridico-economico e storico. È membro della Società Napoletana di Storia Patria e dell’istituto di Studi Atellani.

Riprendiamo la nostra conversazione, interrotta alcuni mesi fa, con il Colonnello Giovanni Reccia della Guardia di Finanza di Napoli. Dopo la Caserma Zanzur e la storia della Guardia di Finanza a Napoli, il tema questa volta scelto lo attingiamo dal titolo di un suo libro pubblicato nel 2016 per l’istituto di Studi Atellani, “Le monete di Atella”.

Atella il cuore dei cui territorio era circoscritto tra le odierne Sant’Arpino, Succivo, Orta e Frattaminore, visse il suo maggiore splendore nel periodo imperiale romano, qui si dice che Virgilio lesse le Georgiche ad Augusto, qui Plauto trovò ispirazione per le sue commedie, rammentando la Fabula Atellana di più antica memoria. Distrutta dai Vandali guidati da Genserico, Atella cominciò lentamente a scomparire. Pietre, colonne e basamenti vennero prelevati per costruire Aversa, che secondo l’ipotesi dell’associazione Aderula, in un volume pubblicato diversi anni fa, Aversa deriverebbe da AD-Versa in opposizioni ad Atella. Autonomia di Atella, nel suo splendore, porta a coniare monete.

Come si chiamavano le monete di Atella, di quale materiale erano composte e di quanti “tagli “erano?

La numismatica atellana non ha avuto uno particolare sviluppo scientifico, da un lato perché le monete rinvenute sono sempre state poche e di poche tipologie, dall’altro perché c’è stata una carenza di studi specifici, anzi Atella è stata sempre inserita in contesti di altre città, soprattutto Capua. Dobbiamo poi rammentare che per un periodo storico abbastanza lungo le monete atellane venivano considerate di Acerra ed è stato soltanto grazie ad un etruscologo inglese, James Millingen, che nel 1841 dopo un accurato studio storico-linguistico, ricondusse molte monete nell’alveo atellano.

Possiamo dividere le monete atellane in due gruppi: quelle del periodo annibalico della fine del III secolo a.C. e quelle d’epoca romana tra I e IV secolo d.C. Le monete sono soprattutto di bronzo e, relativamente ai “tagli,” abbiamo le Semuncia, Uncia, Biuncia o Sextans, Triens, Quadrunx.

Quale iscrizione e soggetto riportavano nella parte facciale e sul dorso?

Innanzitutto ADERL o ADE (in forma ridotta) sono le diciture in osco che si trovano sulle monete datate intorno al III secolo a.C. e corrispondono al nome osco di Atella individuato dal Millingen. Lo stesso toponimo è stato oggetto di analisi da parte di studiosi, su cui mi sono soffermato in un altro volume dal titolo “Atella/Aderl: confronti etimologici e riscontri geo cartografici”.

Circa le monete abbiamo principalmente i tipi con Testa di Giove/Giove in Quadriga con Vittoria, Testa coronata di Helios/Elefante marciante, Testa di Giove/Vittoria coronante un Trofeo, Testa di Giove/Due Giuranti che tengono un maialino per una mano e la spada-bastone nell’altra.

Gli atellani, di origine osco sannita, coniavano dunque monete?

Non sappiamo con precisione, poiché scavi volti all’individuazione di una Zecca non ne sono stati fatti, tuttavia alcuni studiosi lo ritengono plausibile mentre altri sostengono che la coniazione avvenisse a Capua anche per Atella.

Dove sono state trovate?

Purtroppo non abbiamo indicazioni sui luoghi di ritrovamento delle monete più antiche, mentre quelle più recenti di età romana sono state rinvenute a Frattaminore in località Orto dei Santi. Le prime, attualmente conservate in diversi Musei, sono state oggetto di rinvenimento già tra settecento ed ottocento, quindi in epoca in cui mancava una legislazione specifica di tutela, ma anche nel primo novecento le acquisizioni sono probabilmente derivate da scavi clandestini. La realtà ci presenta un panorama delle monete di III secolo a.C. custodite nei Musei provenienti da collezioni private ed ancora in questi ultimi dieci anni vi sono state case d’asta che hanno venduto monete atellane indicandone la provenienza da collezioni private otto-novecentesche.

Dove è possibile vederle, in quale museo ammirarle?

Al MANN di Napoli vi è la cosiddetta Collezione Santangelo ove sono comprese alcune monete atellane, altrimenti il Museo Nazionale di Roma o, se saliamo ancora un poco, a Firenze. Ma le monete di Atella si trovano anche nei Musei internazionali di New York, Copenaghen, Londra, Parigi e Berlino.

È vero che si trovano anche presso collezionisti privati?

In questo momento storico non risultano note monete di Atella presso collezionisti privati che, per poterle detenere in Italia, devono comunicarne l’esistenza alla Sovrintendenza ai Beni Archeologici.

È legale conservare dei reperti di questo valore storico, sottraendoli alla cultura?

Il Codice dei Beni Culturali prevede la “notifica” dell’oggetto da parte della Sovrintendenza, cioè un provvedimento che autorizzi il privato alla detenzione di un bene archeologico in un luogo preciso, idoneo ed adeguato alloggetto stesso ai fini conservativi. Tuttavia credo che la loro migliore collocazione debba essere un’area museale, sia per la loro utile conservazione che per la possibilità di tutti i cittadini di poter fruire della loro bellezza e finalizzarne anche gli studi. Molto spesso le Forze di Polizia sequestrano oggetti detenuti illegalmente in case private per cui se ne sconosce il contesto di provenienza ma soprattutto soltanto in quel momento se ne ha contezza ai fini scientifici. In Gran Bretagna è stata emanata una norma che consente la detenzione e la vendita di beni archeologici rinvenuti da privati purché sia comunicato agli organi competenti l’oggetto ed il luogo del ritrovamento: tuttavia è evidente il differente contesto, nonché il diverso, in termini di quantità, patrimonio archeologico inglese rispetto a quello italiano.

Nel corso degli anni, il territorio è stato saccheggiato da tombaroli, non solo nel territorio atellano ma anche in tante località del casertano, come è possibile che questo scempio, anche se ormai diminuito, continua?

Il territorio archeologico italiano è vastissimo e manca ancora una consapevolezza da parte di molti cittadini sull’esigenza che i beni culturali ed il loro studio sono il futuro del Paese. Non va dimenticato che anche il territorio archeologico atellano è molto ampio e soltanto un nuovo approccio mentale, soprattutto dei giovani, può garantire un miglioramento nel rapporto tra società e cultura.

A Frattaminore, nel corso della costruzione della nuova scuola media, proprio in via Atellana, venne scoperto un cimitero osco sannita, ma cerano solo le tombe vuote, spoliate di tutto: documentai fotograficamente questo saccheggio…C’è la speranza che un giorno la collettività possa tornare in possesso di questi tesori?

Certamente sì, a meno che non siano andati distrutti nel tempo, ma soprattutto con una maggiore sensibilità verso i beni culturali, in quanto comuni alla storia di un popolo, da parte dei loro detentori. Occorre comunque sempre documentare, come ha fatto lei, perché solo così è possibile dare attenzione ad un tema fondamentale come quello dei beni culturali.

Nel suo studio sulle monete di Atella quale è la scoperta che l’ha più emozionato?

Le novità sono sempre emozionanti, ma nel caso specifico devo dire che il volume pubblicato per l’istituto di Studi Atellani nel 2016 vuole proprio fornire una sistematizzazione della numismatica atellana cercando di contemplare in un unico saggio tutto ciò che è stato scritto in cinque secoli, quale ausilio per gli studi futuri: per Atella ciò è già stata una novità.

Inoltre l’aspetto che mi ha entusiasmato è stato il simbolismo rappresentato sulle monete atellane che va valutato in una dimensione diversa rispetto a quanto fatto finora, una dimensione che a ben guardare potrebbe non riferirsi alla venuta di Annibale in Campania bensì ad aspetti non ancora ben chiari ma che, come riportato nel volume, possono da un lato, far collegare tra loro le comunità di altre città antiche, dall’altro, ricondurci all’origine stessa dell’antica Atella.

GM