ESCLUSIVO. INTERVISTA ALLO STORICO E STUDIOSO FOGGIANO DI SAN PIO, GIUSEPPE ZINGARELLI. PARTICOLARI INEDITI SUL SANTO DI PIETRELCINA.

Luigi Gaspari e il “Quaderno dell’Amore”. Il piccolissimo quadernetto scritto da uno dei figli spirituali prediletti di San Pio da Pietrelcina, che invita alla lettura e alla conoscenza delle Sacre Scritture, incrociò incredibilmente anche i destini del Milan guidato dal presidente Silvio Berlusconi. E finisce per lambire anche Frattamaggiore. INTERVISTA RACCOLTA DA GIUSEPPE MAIELLO

ESCLUSIVO. INTERVISTA ALLO STORICO E STUDIOSO FOGGIANO DI SAN PIO, GIUSEPPE ZINGARELLI (nella foto). PARTICOLARI INEDITI SUL SANTO DI PIETRELCINA. Luigi Gaspari e il “Quaderno dell’Amore”. Il piccolissimo quadernetto scritto da uno dei figli spirituali prediletti di San Pio da Pietrelcina, che invita alla lettura e alla conoscenza delle Sacre Scritture, incrociò incredibilmente anche i destini del Milan guidato dal presidente Silvio Berlusconi. E finisce per lambire anche Frattamaggiore.
Il figlio spirituale di Padre Pio da Pietrelcina, Luigi Gaspari, trascrisse nell’agosto del 1968, per espressa volontà del Santo, un piccolo manoscritto ispiratogli dalla diretta dettatura dello “Spirito Santo”. Il libricino, trascritto sotto la direzione e il diretto controllo di Padre Pio, incrociò misteriosamente anche la squadra di
calcio del Milan in tre avvincenti vittorie della sua storia: la conquista dello scudetto nel 1999 e nei trionfi del 1989 e del 2007 in Coppa dei Campioni.


Ne parliamo con Giuseppe Zingarelli, storico e studioso di Padre Pio da Pietrelcina.

Dottor Zingarelli, il “Quaderno dell’Amore”, scritto da Luigi Gaspari, è un piccolo manoscritto. Vorrei chiederle innanzitutto: chi era Luigi Gaspari?

Luigi Gaspari era figlio spirituale di Padre Pio da Pietrelcina. Il libricino, fa parlare di se. Molti nel leggerlo sono attratti dalle parole in esso contenute.

Qual è la storia del quadernetto?

Il libricino ha una sua storia. Luigi Gaspari conobbe personalmente Padre Pio quando aveva quattordici anni. I genitori di Gaspari, Augusto e Ida Tibaldi, erano nativi di San Felice sul Panaro, un comune della provincia di Modena. Gestivano, con altri soci e con molti sacrifici, un mulino, vivendo dignitosamente alla
giornata. L’animo generoso di Augusto Gaspari, come spesso raccontava Luigi, portava il padre a pensare molto più al prossimo che non a sé stesso. Al punto da far quasi patire alla sua famiglia, frequenti disagi economici. Luigi era l’ultimo dei dieci figli. I problemi e le preoccupazioni non mancavano ai coniugi Gaspari.
I quali dopo una vita di pesantissimo lavoro, si erano trovati verso fa fine degli anni ’40, a dover ripartire dal niente o quasi, dopo un gravissimo tracollo economico. L’invisibile mano del Frate di Pietrelcina, non abbandonò mai la famiglia Gaspari. Padre Pio ricordava spesso ad Augusto e Ida, di non scoraggiarsi mai nelle inevitabili difficoltà della vita. Tramite lettere, inviava ai due coniugi, le indicazioni da seguire: “Spostatevi da San Felice al Panaro e andate a vivere a Pavignane, che lì il lavoro continuerà a non mancarvi.”. Un giorno la signora Ida, disse al piccolo Luigi che, se fosse stato buono, gli avrebbe permesso di recarsi a San Giovanni Rotondo, per conoscere un Profeta, che viveva in uno sperduto paesello garganico. La signora Ida, in cuor suo, percepiva che Padre Pio era un profeta inviato da Dio.

Quando Gaspari si recò per la prima volta da Padre Pio?

Nel 1940, l’anno in cui l’Italia entrò nel secondo conflitto mondiale. Il 15 marzo 1940, Luigi partì in pellegrinaggio da Bologna per San Giovanni Rotondo, accompagnato da due sue sorelle. Il Frate lo stava attendendo in convento per porlo sotto la sua protezione. Sapeva che, guidato da lui, quel ragazzino di
quattordici anni, avrebbe iniziato a scrivere, quasi trenta anni più tardi, qualcosa dal contenuto particolare. Nel 1933, Padre Pio fece giungere alla famiglia Gaspari una seconda lettera, nella quale comunicava ai genitori di Luigi di trasferirsi nuovamente: “Andate a vivere a San Matteo della Decima”. Una piccola frazioncina distante pochi chilometri dal comune di San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna. Il piccolo Luigi iniziava così, non solo a sentir parlare, ma a comprendere perché la madre Ida chiamava il Frate con quel nome: il “Profeta”. Giunto a San Giovanni Rotondo Gaspari si confessò da Padre Pio. Dopo averlo rimproverato e mandato via per essersi distratto in confessionale, al punto da impappinarsi e non ricordare più i suoi peccati, Luigi fu perdonato amorevolmente da Padre Pio nella confessione del giorno seguente, venendo accettato dal frate tra i suoi figli spirituali. Con l’aiuto del Santo, Gaspari tornò in Emilia per aiutare i suoi genitori. Non aveva molta voglia di studiare. Le preghiere e le insistenti parole di Padre Pio, gli furono di incitamento allo studio, sia nel conseguimento del diploma superiore presso il Liceo Scientifico ‘Righi’ di Bologna nel 1943, sia nel riuscire ad ottenere nel 1950 la laurea in Farmacia, presso l’Università di Bologna. Per ben quattordici anni, dal 1940 al 1954, Luigi non rivide più Padre Pio. Il Frate però lo seguiva spiritualmente. Augusto Gaspari morì nel 1953. Il genitore riuscì a tenere unita la famiglia.
Dopo la sua morte, Luigi restò con la madre per confortarla e tenerle compagnia, mentre in famiglia iniziarono a sorgere dissidi a causa di molteplici interessi economici divergenti con le rispettive famiglie dei fratelli. Dal 1954 i suoi viaggi verso San Giovanni Rotondo furono frequenti. Nel 1956, però, Padre Pio gli
ordinò di rientrare a San Matteo alla Decima con il primo treno diretto a Bologna. Sua madre stava morendo e voleva rivedere Luigi per l’ultima volta. La signora Ida, prima di morire, lasciò in eredità alla famiglia una lettera, nella quale raccomandava a tutti i suoi dieci figli due cose soltanto: l’onestà e la carità.
Sarà l’eredità più gradita che riceverà da sua madre: onestà e carità. L’ 8 giugno 1956, nel giorno della ricorrenza del Sacro Cuore, muore Ida Tebaldi, la madre di Luigi. Ritornato a San Giovanni Rotondo, distrutto dal dolore, Luigi in lacrime trova Padre Pio a consolarlo della perdita della madre. Il frate soffre insieme a lui, e al persistere del piangere di Luigi, interviene con fermezza: “Uagliò adesso basta, la sai che le lacrime non mi piacciono.”. Guidato da Padre Pio, a San Giovanni Rotondo, Gaspari si sente attratto a restare nel paesello garganico. Avvertiva interiormente qualcosa di indefinibile, che non riusciva bene a spiegare razionalmente a sé stesso.

Gaspari aveva intenzione di iniziare a scrivere lo stampato?

No. A San Giovanni Rotondo Gaspari iniziava ad intuire chi fosse veramente il Frate che già lo stava guidando nella sua vita. Il percorso interiore ispiratogli dal Cappuccino, lo illuminò al punto da fargli percepire che Padre Pio non era un religioso come tanti. Aveva una levatura morale non comune. Luigi comprese che Padre Pio era stato un dono di Dio al mondo, perché doveva compiere una missione particolare in terra: quella di dover insegnare agli uomini ad amare Dio stesso. Gaspari comprese di essere stato un privilegiato. Aveva avuto in dono una guida straordinariamente illuminata per la sua direzione spirituale. Si accorse che Padre Pio aveva avuto in dono il discernimento degli spiriti. Gli spiriti del male, che abilmente sanno come travestirsi da agnelli, non sarebbero mai riusciti a confondere Padre Pio nella direzione spirituale delle anime. In un’epoca poco propensa a credere alla santità, in uno sperduto paesello del roccioso promontorio garganico, venne posta una luce. In 52 anni, milioni di persone appartenenti ad ogni condizione sociale e culturale, si sono recate da Padre Pio. La bilocazione, la capacità di leggere nel pensiero, l’attitudine a scorgere in una persona situazioni di vita passata e di prevederne per essa situazioni future, sono tutti carismi straordinari. Un’altra illuminazione portò Gaspari a comprendere che Padre Pio si era offerto vittima per i penitenti. Il frate, nel silenzio, offriva sé stesso, la sua sofferenza, la sua vita, per la salvezza di quelle anime che ogni giorno il Signore gli faceva giungere a San Giovanni Rotondo. Fu Padre Pio a spiegare a Gaspari che, i moti interiori che spesso avvertiva, gli erano ispirati dallo Spirito Santo che lo illuminava con il dinamismo misterioso e soave dei suoi sette doni. Non possiamo non rimarcare che Padre Pio era stato gratificato di un altro carisma eccezionale.

Qual era questo carisma?

La “scrutazione” dei cuori. Mediante questo straordinario carisma, Padre Pio riusciva ad individuare la predisposizione delle anime a correggersi da una vita disordinata e lontana dai precetti della chiesa. Per il Santo frate, un’anima che si pentiva sinceramente, era un’anima destinata alla conversione. Più un’anima si
convertiva, più essa si avvicinava all’amore di Dio e alla conoscenza di Dio stesso. Padre Pio fu in vita la copia vivente di Gesù vivo. Apparentemente burbero e scontroso, il Frate sannita curava con amore particolare le anime che non riuscivano a comprendere la gravità del peccato, in quanto offuscate dal prevalere in esse degli spiriti del male. Gaspari, attraverso la direzione spirituale del Santo, intuì che il vero amore altro non è che umiltà dalla quale sgorga la carità. Lo scrisse nel quadernetto: “Padre Pio mi fece comprendere che l’umile parla di Dio anche quando non sa niente di Dio. Solamente nell’ umiltà si esercita la carità che Dio vuole.”. Nel 1956 un’amica farmacista di Luigi, da lui incontrata sul piazzale del convento a San Giovanni Rotondo, lo invitò a recarsi in pellegrinaggio a Pompei, insieme al suo gruppo di preghiera. Gaspari non aveva intenzione di andarci. Padre Pio il giorno seguente, nel corridoio del convento, indicandogli un’immagine della Madonna, gli disse: “Luigi, và a Pompei con il gruppo della tua amica farmacista, perchè d’ora innanzi, tua madre sarà la Madonna. Sappi che la celeste Madre vive nel Cuore di Gesù.”. Come aveva fatto Padre Pio a sapere di quell’invito a recarsi a Pompei, se Luigi non ne aveva parlato con nessuno? Dopo quella visita a Pompei, si verificarono nella vita di Gaspari, degli accadimenti attraverso i quali egli comprese molte verità riguardanti la maternità della Vergine. Ma fu a Foggia che Luigi fece un incontro importante.

Chi incontrò Gaspari a Foggia?

Gaspari stava recandosi in visita da Padre Pio. Nella stazione ferroviaria di Foggia, incontra un’anziana e gentile signora. È la baronessa toscana Bianca Biffoli, nata in provincia di Arezzo. Aveva sposato un aristocratico di Pescara, il barone Giorgio Remy de Turicque. La baronessa viveva a Roma. Insieme alla nobildonna, Luigi parte alla volta di San Giovanni Rotondo per trascorrere il Natale con Padre Pio. Il comuneinteresse per le cose e le questioni dello spirito, fa nascere tra i due un’amicizia fraterna. Sarà proprio a Roma che Padre Pio invierà molte volte in missione Gaspari. Il 5 marzo 1957, Luigi giunto nel convento di San Giovanni Rotondo per una visita a Padre Pio, venne incaricato da quest’ultimo, a recarsi a Roma per ottenere dei finanziamenti presso la Cassa del Mezzogiorno. I finanziamenti necessitavano con una certa urgenza, al fine di ultimare i lavori di rifacimento del piazzale del convento e risistemare al contempo anche la pavimentazione stradale circostante. Gaspari fece presente a Padre Pio, che a Roma, non solo non aveva amici, ma non conosceva nessuno che fosse in grado di aiutarlo ad assolvere gli incarichi che il Santo gli aveva affidato. “Sta sereno Luigi. Ti accompagnerò io.”. Questa fu la risposta immediata di Padre Pio. Gaspari parte e casualmente, sul treno per Roma, conosce un espertissimo avvocato specializzato nella compilazione delle pratiche necessarie a richiedere finanziamenti presso la Cassa del Mezzogiorno. Non ha dove alloggiare a Roma, ma si ricorda che nel taschino della giacca, aveva annotato su un foglietto, l’indirizzo della settantenne nobildonna conosciuta tempo addietro nella stazione ferroviaria di Foggia. Sarà la nobildonna toscana ad ospitarlo nella sua casa di Roma, per tutto il tempo necessario al disbrigo delle pratiche riguardanti l’ottenimento dei finanziamenti richiestigli da Padre Pio per San Giovanni Rotondo. Qualche tempo dopo, infatti, a Bologna, Gaspari venne raggiunto da una lettera a lui inviata dal vicepresidente della Cassa del Mezzogiorno. I sussidi economici da destinare a San Giovanni Rotondo erano pronti. Da quel giorno, Luigi riuscirà a far pervenire a Padre Pio molti finanziamenti per sostenere le sue opere. Il 9 agosto 1959, il presidente del Comitato dei Ministri per la Cassa del Mezzogiorno, il ministro Giulio Pastore, comunicò al parlamentare di Foggia, onorevole Gustavo de Meo e al Sindaco di San Giovanni Rotondo, Francesco Morcaldi, che la somma di 40 milioni di lire era già stata inviata per il completamento della strada perimetrale intorno al convento. Successivamente, lo stesso ministro Pastore, con un’altra missiva, comunicò all’onorevole Gustavo De Meo, che l’onorevole Aldo Moro, all’epoca ministro dei Lavori
Pubblici, aveva già informato con un telegramma il sindaco sangiovannese, che altri 78 milioni di lire erano stati destinati a San Giovanni Rotondo, per la costruzione dell’edificio scolastico.

Gaspari fu anche un assiduo collaboratore di Padre Pio?

Certamente. Molti altri finanziamenti, pervenuti a San Giovanni Rotondo per il mantenimento del convento, si devono alla sua preziosa ed instancabile collaborazione con il Santo del Gargano. Un giorno, alcuni intellettuali e alcuni alti prelati, chiesero a Padre Pio, di fornire una spiegazione su un quesito
importante, relativo alla Sacra Scrittura. Padre Pio rispose: “Voi intellettuali complicate troppo le cose!.”, “Io so darvi la risposta alla vostra domanda, ma non ve la darò.”. Gaspari, che assistette alla scena, all’epoca alloggiava in un albergo di San Giovanni Rotondo. Venne avvicinato da un avvocato di Roma che aveva assistito alla stessa discussione. L’avvocato udì la domanda posta a Padre Pio e ne parlò con Gaspari. Il frate il giorno seguente, chiamò Luigi in convento e gli rivelò la risposta alla domanda a lui posta il giorno precedente. Chiamò Gaspari e gli disse: “Ritorna in albergo e fai conoscere anche all’avvocato con il quale parlavi ieri, qual’era la risposta al quesito degli angeli.”. Quando l’avvocato udì la risposta pianse di commozione, convertendosi all’istante. Questo ci porta a comprendere come l’uomo, con la sua intelligenza, può arzigogolare quanto vuole sul Vangelo, con il rischio di confondere e ingarbugliare ancor di più i suoi sottili ragionamenti e quindi se stesso. Qualche giorno dopo il Natale del 1967, una confessione tra Padre Pio e Gaspari si protrasse molto più a lungo del solito. Padre Pio disse a Luigi: “Preparati che dovremo lavorare molto nel prossimo 1968, non abbiamo più tempo da perdere”.

Perché Padre Pio avvisò Gaspari?

Per due ragioni. Senza il consenso e senza la guida di Padre Pio, Gaspari non avrebbe mai trascritto le ispirazioni che aveva ricevuto in precedenza. Nella notte tra l’8 e il 9 aprile del 1968, egli iniziò a vergare il manoscritto. Fu Padre Pio a rivelargli, qualche settimana dopo, che tutti i moti interiori e le intuizioni che aveva avvertito in precedenza nella sua anima, erano in realtà il frutto di illuminazioni che aveva ricevuto dallo Spirito Santo. Gli svelò al contempo, che le parole che avrebbe dovuto trascrivere nel quadernetto, non soltanto gli erano state suggerite dal Cielo, ma erano anche già state scritte in Cielo. La seconda ragione si lega al fatto che Padre Pio sapeva bene che il 23 settembre 1968 sarebbe morto. All’età di 42 anni, Gaspari, iniziò a scrivere il quadernetto. Ne venne fuori un piccolo manoscritto, ritenuto essere la rivelazione o il testamento spirituale di Padre Pio.

In che modo Padre Pio aiutò Gaspari nella trascrizione del quadernetto?

In occasione del suo ultimo compleanno, il 25 maggio 1968, Padre Pio aveva intenzione di far giungere il primo stampato del libretto negli Stati Uniti d’America. Un figlio spirituale del santo, Alfonso D’Artega, era un famoso direttore e compositore d’orchestra messicano. Padre Pio voleva che il piccolo manoscritto, giungesse a Saint Louis, una città dello stato americano del Missouri. In quanto a Saint Louis, si sarebbe dovuta celebrare una grande festa in onore del Sacro Cuore di Gesù. Il libretto però non giunse negli Stati Uniti, perché il celebre compositore D’Artega non riuscì a partecipare a quella cerimonia. Nel frattempo, l’opuscolo fu stampato anonimo a Roma, in prima edizione. In quella prima edizione Gaspari omise di riportare nello scritto qualche passaggio, non ritenendolo importante. Padre Pio, in bilocazione, gli ingiunse perentoriamente che non vi dovevano essere omissioni. Il libretto doveva essere stampato senza alcuna omissione. Con l’aggiunta di alcune fotografie e con il nome dell’autore sul frontespizio.

Fu Padre Pio a conferire a Gaspari la missione di diffondere il Quaderno?

Gaspari affermò testualmente che questa missione gli era stata affidata dal Santo frate. Anni addietro aveva espressamente manifestato a Padre Pio il desiderio di costruirsi una famiglia. Lavorava come farmacista a Bologna. Voleva sposarsi e avere dei figli. Tuttavia Padre Pio fu deciso nella sua risposta: “Luigi, tu non devi sposarti! Al Signore servi libero. Prima che tu nascessi, Dio ti aveva già scelto per questa missione. Se poi ti sposi, Dio con chi ti sostituirà?”.

Quando fu ultimata la stampa del libriccino?

L’edizione completa, secondo le indicazioni di Padre Pio, venne data alle stampe nell’agosto 1968. Primo Capponcelli, collaboratore ed amico di vecchia data di Gaspari, divenuto in seguito il capo comitiva dei gruppi di persone desiderose di avere incontri e mantenere contatti spirituali con Padre Pio, voleva distribuire il libretto in occasione del cinquantesimo anniversario delle Sacre stigmate ricevute dal Santo. La ricorrenza si sarebbe verificata il 20 settembre 1968. Capponcelli organizzò per quella data un pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo, al fine di presentare a Padre Pio le numerose copie del quadernino, in modo che potesse benedirle. Anche Gaspari avrebbe dovuto essere presente a San Giovanni Rotondo, per distribuire le copie dello stampato. Tutto era pronto. Ma quando Capponcelli, nella sua semplicità, iniziò a distribuire i libretti sul piazzale del convento, venne bloccato e gli fu impedita la divulgazione. Allora Capponcelli, si mosse in difesa del desiderio di Padre Pio di diffonderli. In bilocazione, Padre Pio suggerì a Gaspari di non recarsi a San Giovanni Rotondo quel 20 settembre 1968 insieme a Capponcelli, e lo invitò invece a partire per Chianciano Terme con un suo amico di Roma, Michele Famiglietti. A Chianciano Terme,
Padre Pio appare ancora in bilocazione a Luigi e gli preannuncia che il 23 settembre 1968, morirà. Rivelandogli al contempo anche la ragione per cui dovrà morire. Queste le parole riportate a riguardo nel piccolo manoscritto: “Luigi io devo anticipare la mia partenza per il Cielo, per salvare il salvabile. Qui sulla terra non mi ascoltano più, neppure molti che si proclamavano a me fedelissimi. Tu non piangere. Io ti seguirò dal Cielo. La fede non c’è stata nelle parole a te date, parole che io ti dissi di chiamare il quaderno testamento-promessa di grazie. Quello che si poteva salvare per mezzo del testamento-promessa nel mese di giugno, ora, non si può più salvare. Gli scritti però serviranno ugualmente a beneficio dei singoli.”.

Padre Pio rivela a Gaspari che dovrà morire “per salvare il salvabile”?

Sono le testuali parole che Padre Pio in bilocazione comunica a Gaspari. Sono riportate nel libriccino. Il santo frate predisse a Luigi, che la sua missione terrena sarebbe terminata il 23 settembre 1968.

Perché questa rivelazione di Padre Pio?

Probabilmente perché si doveva realizzare un’altra profezia del Frate. Quella che lui stesso, spesso ricordava: “Da morto farò più chiasso che da vivo”. Padre Pio avrebbe continuato la sua missione “corredentrice” dal Cielo. Qualche tempo prima, lo stesso Padre Pio, aveva rivelato in confessione a Pietro Cugino, un terziario francescano nonché figlio spirituale del Santo, di essere stanchissimo e di non farcela più: “Soffro talmente tanto che non ho più sangue nelle vene, ho troppo male ai piedi, mi si gonfiano al punto che per il dolore vorrei mettere la faccia a terra al posto dei piedi. Tu prega per me la Madonna Addolorata e dille che mi venisse a prendere.”. Pietro Cugino rimase scioccato da queste parole del Santo. La stessa cosa, tempo prima, il Santo la rivelò ad un suo confratello. “Uagliò, m’ sent tropp sfracassat, non ce la faccio più”. Padre Pio sapeva benissimo che, liberato dal suo corpo affaticato, avrebbe potuto ancor di più aiutare le anime. Per questa ragione, desideroso di morire, aveva chiesto al Signore di accontentarlo. È il 22 settembre 1968. Il giorno che precede la scomparsa di Padre Pio. Gaspari sogna Padre Pio tutto risplendente, in mezzo ad una moltitudine di angeli. Nel sogno il frate si avvicina a Luigi e lo abbraccia, dicendogli di non piangere per avergli rivelato che sarebbe venuto a mancare. In questo sogno, Padre Pio assicura al suo figlio spirituale, che lo sosterrà sempre, attraverso l’invio di angeli che lo aiuteranno in tutto.
Queste le testuali parole pronunciate da Padre Pio: “Io Padre Pio sarò sempre vicino a te, ti dirò quello che devi fare e dire, per il tuo bene e per il bene di tutti quelli che vorranno accogliere le parole tue e mie. Porterò in Cielo il pensiero tuo, lascio a te il pensiero mio!”. Gaspari avvertì, che nel sogno, Padre Pio gli stava stringendo la sua testa tra le mani e la stava avvicinando alla sua, come per salutarlo. Quando il sogno terminò, Michele Famiglietti, in piena notte, bussò alla porta della stanza dove Gaspari alloggiava nell’albergo di Chianciano Terme, e gli annunciò che Padre Pio era morto. Era la notte del 23 settembre Gaspari partì subito per Roma. Parlò con l’arcivescovo Nicholaus Elko che voleva conoscerlo.
Monsignor Elko aveva incontrato Padre Pio a San Giovanni Rotondo, due giorni prima della dipartita del Santo. Desiderava che Gaspari gli parlasse del Frate e del quaderno. Successivamente Luigi, da Roma, insieme alla baronessa Bianca Biffoli in Remy, conosciuta a Foggia, si diresse a San Giovanni Rotondo. Rivide Padre Pio per l’ultima volta, disteso nel riposo mortale del suo Corpo Santo. Pianse. E gli tornarono alla mente le parole del Santo: “Perchè piangi?. Lo sai che i pianti non mi piacciono!” .Gaspari dopo i funerali di Padre Pio ripartì da San Giovanni Rotondo e si diresse a Roma. Nell’ottobre del 1968 il suo piccolo manoscritto giunse all’attenzione di eminenti teologi che lo chiamarono, lo ricevettero e lo interrogarono, meravigliandosi che sapesse molte cose segrete. Poi inviarono quel libriccino sulla scrivania di un pontefice.
Era il 17 ottobre 1968. Papa Paolo VI lesse il libriccino e disse: “È alta mistica. Che bello questo amore tra il Padre e il Figlio. Non c’è nessuna parola da togliere”. Quelle parole confermarono a Gaspari, quello che tempo addietro Padre Pio gli aveva detto: “Un giorno il quaderno arriverà nelle mani di un papa, lo leggerà
e capirà tutto.”. Da quel giorno inizia il cammino del “Quaderno dell’Amore”. Gaspari viaggerà ancora molto per diffonderlo. 27 anni dopo, il 18 novembre 1995, Luigi morì a Cesenatico.

Perché il “Quaderno dell’Amore” si ricollega alle Sacre Scritture?

Gaspari più volte ebbe modo di precisare che il piccolo opuscoletto fu trascritto dalla sua mano, per volontà testamentaria espressagli, a nome di Dio, dalla viva voce Padre Pio. Il quadernetto fu composto sotto la direzione del Frate. Senza il permesso, senza la guida e senza il consenso del Santo, Gaspari non avrebbe
mai potuto comporre e trascrivere il libriccino. Luigi comprese che fu Dio ad inviare Padre Pio nel mondo, per insegnare agli uomini di buona volontà, ad amare la conoscenza vera della volontà di Dio, espressa dalle Sacre Scritture. Padre Pio assicurò a Gaspari che le parole che doveva trascrivere nel libriccino, erano già
state scritte in Cielo. Si tratterebbe quindi di un opuscoletto contenente un invito a conoscere meglio e più in profondità le Sacre Scritture. In altre parole, il piccolo manoscritto ha l’intento di riavvicinare gli uomini ad amare la Verità, attraverso la conoscenza delle Sacre Scritture. Padre Pio ricordava sempre che le Sacre
Scritture sono il testamento di Dio.

Il “Quaderno dell’Amore” è quindi un libricino che invita esclusivamente alla lettura del Vangelo?

Si. Il piccolo manoscritto, di fatto, diciamo così, induce alla lettura e alla riflessione evangelica. Sostanzialmente, riassume in sé, il senso del Vangelo. Non bisogna però fare confusione. Per tal motivo, occorre a riguardo, porre in essere una doverosa precisazione. L’invito alla lettura e alla conoscenza delle Sacre Scritture non deve essere frainteso con l’invito a sostituire il libriccino con i testi sacri. Solo il Vangelo esprime l’insostituibile annuncio di Gesù. Un annuncio di verità, di pace, di gioia e di amore per l’umanità e per la salvezza dell’umanità. Gaspari nel quadernetto esprime questo concetto. Infatti, egli afferma che solo il Vangelo, può riportare all’orecchio degli uomini, la voce dell’eterno amore di Dio. Più la conoscenza del Vangelo diminuisce, più si spegne la luce della Verità e dell‘Amore di Dio nel cuore degli uomini. Gaspari inoltre ricordava che la discordia degli uomini sulla terra, era da rapportarsi esclusivamente alla scarsa conoscenza del Vangelo. Per questa ragione, Padre Pio non perdeva occasione per ispirare ai suoi figli spirituali, la lettura e la meditazione delle Sacre Scritture. Quindi, per rispondere alla sua domanda, il “Quaderno dell’Amore” non è affatto un nuovo Vangelo, ma un invito a conoscere, approfondire e meditare il Vangelo stesso.


Il libricino di Gaspari incrocerebbe una squadra di calcio italiana: il Milan. In che modo e in quali circostanze il libretto di Gaspari avrebbe interferito con il Milan?

L’opuscoletto di Gaspari incrocia misteriosamente ed incredibilmente alcuni avvenimenti che si legano a ben tre eventi vincenti della storia del Milan. Gli eventi risalgono al tempo in cui alla presidenza del Milan vi era il presidente Silvio Berlusconi. È il 9 novembre 1988. In una gelida serata autunnale, allo stadio Maracanà di Belgrado, si gioca dinanzi a novantamila spettatori l’incontro di calcio Stella Rossa-Milan, valido per l’assegnazione della Coppa dei Campioni 1988-99. Il Milan, all’epoca allenato da Arrigo Sacchi, gioca una gara che verrà ricordata per la nebbia, che scesa fittissima su Belgrado, indusse l’arbitro tedesco Dieter Pauly a sospendere la partita dopo 57 minuti di gioco. Al fischio di interruzione della gara, il Milan stava perdendo per 1 a 0. Una nebbia che sembrava essere stata soffiata in campo apposta per dare una mano al Milan. Si rigioca il giorno seguente. È il 10 novembre 1988. Al 43mo minuto del primo tempo, Roberto Donadoni, ex allenatore della Nazionale italiana di calcio, in uno scontro veniva colpito con violenza, alla nuca, dal difensore della Stella Rossa, Goran Vasilijevic. Donadoni cadde a terra privo di sensi, riportando un trauma cranico commotivo. La bocca del calciatore è spalancata, la lingua rovesciata all’indietro, gli occhi semichiusi. Donadoni inizia tremare e a divenire di un colorito bluastro. Stava soffocando a causa dello spostamento della mandibola. La situazione divenne drammatica. La sua vita fu
appesa ad un filo. Molti calciatori delle due squadre in campo erano in lacrime, attoniti, disperati, con le mani nei capelli. Il primo ad accorrere in soccorso del calciatore fu il medico della Stella Rossa. Riuscì a tenere in vita Donadoni infilandogli la mano nella bocca. Successivamente il dottor Monti, medico del
Milan, gli praticò una provvidenziale respirazione bocca a bocca. I barellieri entrarono velocemente sul terreno di gioco. Il calciatore milanista veniva trasportato in ambulanza all’ospedale di Belgrado. Non riuscendo però a riprendere conoscenza. Fu salvato mediante continue somministrazioni di ossigeno. Ci fu un particolare. Donadoni qualche tempo prima, aveva fatto collocare nel giardino della sua abitazione, una statua della Madonna. Il gioco riprese e i novanta minuti regolamentari terminano con un risultato di parità: 1 a 1. Il risultato resta immutato anche dopo i tempi supplementari. Si va ai rigori. Il Milan vince e passa il turno. Il portiere Giovanni Galli para due rigori. Stella Rossa-Milan 3-5. Qualche tempo dopo avverrà qualcosa di incredibile e inspiegabile.

Che cosa si verificò di preciso?

Qualche tempo dopo, Piero Drioli, un figlio spirituale di Padre Pio, nato a Bordighera, tifoso del Milan, notando il Milan essere in quel periodo bersagliato da continui infortuni e alle prese con situazioni sfortunate, scrive una lettera anonima al presidente Silvio Berlusconi, inviandola alla redazione Mediaset – Silvio Berlusconi Editore-. Nella lettera anonima Drioli, inseriva un’immagine di Padre Pio, benedetta dal frate in persona quando era in vita, e invitava il presidente Berlusconi a contattare Gaspari, in quanto nella sua lettera anonima, Drioli aveva indicato l’indirizzo e il numero di telefono di Luigi, che viveva a Bologna.

Fu il presidente Berlusconi a leggere quella lettera anonima?

No. La lettera anonima di Drioli, inviata alla redazione di Milano, fu letta dal giornalista e scrittore Luca Serafini, all’epoca direttore della redazione sportiva “Forza Milan”. Serafini lesse la lettera anonima di Drioli e telefonò, probabilmente incuriosito, a Gaspari. Spiegandogli le ragioni di quella telefonata. Durante quel
colloquio telefonico, ad un certo punto, Gaspari disse a Serafini: “Non si preoccupi per il periodo non brillante che il Milan sta attraversando, verrà superato, e il Milan in questa stessa stagione vincerà la Coppa dei Campioni”.

Luigi Gaspari disse proprio questo?

Esattamente. Luigi Gaspari disse, anzi predisse, a Luca Serafini che il Milan avrebbe vinto la Coppa dei Campioni.

Che cosa avvenne in seguito?

Avendo appreso del quadernetto, Serafini chiese a Gaspari di poter avere delle copie, per poterle poi distribuire ai calciatori del Milan. Di questo incredibile episodio, Luca Serafini ne parlò anche a suo amico, il professor Daniele Gallo, giornalista e docente di Letteratura Italiana presso la Scuola di mediazione linguistica a ordinamento universitario della Società Umanitaria a Milano. Il professor Gallo, conosceva già Gaspari di persona, e comunicò a Serafini molte cose sul figlio spirituale di Padre Pio. Serafini e Gaspari si conobbero in seguito. Qualche tempo dopo, Piero Drioli, figlio spirituale di Padre Pio e molto amico di Gaspari, si recò a Bologna, per accompagnare lo stesso Luigi a Milano. Gaspari accettò l’invito. Drioli e Gaspari ospitati per alcuni giorni nella casa della signora Maddalena Salzano, una figlia spirituale di Padre Pio, che da tempo viveva a Milano, giunsero all’aeroporto di Linate, dove la squadra del Milan doveva imbarcarsi per raggiungere l’aeroporto di Lecce. Il 16 aprile 1989, il Milan doveva disputare allo stadio di Via del Mare, contro la squadra salentina, la 25°ma giornata di ritorno del campionato di Serie A. Quel Lecce-Milan precedeva di qualche giorno la gara di ritorno, in Coppa Campioni, tra il Milan e il Real Madrid. In quella precisa circostanza, cioè prima dell’imbarco per Lecce, Gaspari consegnò il “Quaderno dell’Amore” personalmente ad alcuni calciatori del Milan, fra i quali lo storico capitano Franco Baresi, il portiere Giovanni Galli, Roberto Mussi, Roberto Donadoni, Filippo Galli, Pietro Paolo Virdis, Ruud Gullit, Marco Van Basten e Frank Rijkaard. Ai calciatori olandesi Luigi consegnò il quadernetto tradotto in inglese. Gaspari si trattenne a parlare con i calciatori rossoneri, mentre Drioli scattò anche delle fotografie, ritraenti Luigi con alcuni calciatori rossoneri, tra i quali anche Carlo Ancelotti, attuale allenatore del Real Madrid. Anche al presidente Silvio Berlusconi, venne fatta recapitare una copia del quadernetto. Più a lungo Gaspari si trattenne a colloquio con Roberto Donadoni, che nella partita di Belgrado aveva rischiato di morire.

Il Milan vinse poi la Coppa dei Campioni edizione 1989?

Mercoledì 19 aprile 1989, a Milano, stadio San Siro, oggi Meazza, si gioca la partita di ritorno della Coppa Campioni Milan-Real Madrid. La partita di andata a Madrid, il 5 aprile 1989, Real Madrid-Milan era terminata in parità: 1 a 1. Quel 19 aprile 1989, il Milan sconfisse il Real Madrid con un clamoroso e storico 5 a 0, ed ebbe accesso alla finalissima. Il 24 maggio 1989, al Camp Nou di Barcellona, il Milan vincerà la Coppa dei Campioni, annichilendo la Steaua di Bucarest con un roboante 4 a 0. Luigi Gaspari l’aveva predetto a Serafini. Il Milan vincerà la Coppa dei Campioni. Un altro particolare emerge in modo significativo

Quale particolare venne a galla?

Il 30 aprile 1989, si gioca il derby Inter-Milan. Un tiro fortissimo di Ancelotti batte contro la traversa e cade oltre la linea della porta difesa da Zenga. Il gol però non venne concesso. Si verifica in quel derby, uno scontro di gioco tra Verdelli e Rijkaard. Il calciatore del Milan cadendo, batte violentemente la testa a terra. Sviene e perde completamente la memoria. Il dottor Monti, memore di quanto avvenuto a Donadoni, si precipita in campo e inizia a rianimare il calciatore. Gli chiede subito: “Frank dove sei? Qual’è il risultato della partita?“ Il calciatore gli risponde: “Non lo so, che ci faccio qui? Dove sono?”. Il dottor Monti chiamò immediatamente i barellieri, e il milanista venne immediatamente trasportato in ospedale, dove fu eseguita una topografia assiale computerizzata, che escluse ulteriori complicazioni. Rijkaard per qualche giorno fu tenuto prudenzialmente sotto osservazione. L’olandese fu tra i calciatori che aveva avuto in dono il libriccino. Un’altra partita del Milan è legata al piccolo manoscritto.

Si disputò nello stesso 1989?

No. Dobbiamo spostarci in avanti di dieci anni, e riportarci al campionato 1998-99. Quando il Milan era allenato da Alberto Zaccheroni. All’epoca Zaccheroni era residente a Cesenatico. Gaspari dopo la sua scomparsa, avvenuta il 18 novembre 1995, viene sepolto a Cesenatico. Durante una conferenza tenuta a Salsomaggiore nel 1994, Gaspari aveva affermato che il presidente Silvio Berlusconi aveva ricevuto una missione: quella di dover parlare del quadernetto. Piero Drioli, inviò una lettera al presidente Silvio Berlusconi. Con quella lettera Drioli informava il senatore Berlusconi che Gaspari, nella conferenza di Salsomaggiore, gli aveva assegnato la missione di parlare del quadernetto. Una lettera proveniente da Roma, firmata dal dottor Niccolò Querci, datata 2 marzo 1999, confermava che il presidente Berlusconi aveva ricevuto e letto con attenzione la lettera di Drioli. Qualche giorno dopo, lo stesso Drioli sognò Padre Pio che gli disse che il Milan avrebbe vinto lo scudetto 1999, per cui scrisse subito una lettera al dottor Querci, nella quale gli riferiva di comunicare immediatamente al presidente Berlusconi quanto gli aveva riferito Padre Pio in sogno. Cioè che il Milan avrebbe vinto lo scudetto.


Padre Pio, comunicò a Drioli in sogno, che il Milan avrebbe vinto lo scudetto e che occorreva darne tempestiva comunicazione al presidente Berlusconi?

Si. Questo come segno tangibile, che la missione affidata da Gaspari al presidente Berlusconi, di dover parlare del “Quaderno dell’Amore”, era vera. In quel campionato 1998-99, due squadre in un esaltante ed emozionante testa a testa, si contendevano il titolo di Campione d’Italia. Il Milan di Alberto Zaccheroni e la
Lazio di Sven Goran Eriksson, illuminata in campo dalle giocate di Sinisa Mihajlovic, di Almeyda, di Nedved e di Roberto Mancini, l’attuale allenatore della Nazionale Italiana di calcio. Il Milan, passo dopo passo, recupera i sette punti di svantaggio rispetto ai biancocelesti. Il 2 maggio 1999 si gioca al “Meazza” Milan-Sampdoria. Sembra una partita facile per i milanesi, ma entrerà nella storia del Milan. Le molteplici prodezze del portiere Abbiati salvano i rossoneri contro un super Sampdoria. Con un’autorete al 95mo minuto, il Milan, su tiro di Maurizio Ganz deviato all’ultimo secondo di gioco dal difensore doriano Marcello Castellini, vince la partita per 3 a 2. Portandosi ad un solo punto di distanza dalla Lazio. Un altro particolare: l’anno della scomparsa di Luigi Gaspari, il 1995, coincide misteriosamente ed incredibilmente con il minuto di gioco della rete decisiva che tenne a galla il Milan nella corsa allo scudetto, cioè il 95mo minuto. Inoltre, la data dell’incontro tra il Milan e la Sampdoria, il 2 maggio 1999, coincise con un altro evento. Il 2 maggio 1999 fu il giorno in cui avvenne la Beatificazione di Padre Pio da Pietrelcina. Il Frate stigmatizzato veniva infatti beatificato a Roma, in Piazza San Pietro, da papa Giovanni Paolo II, alla presenza di oltre trecentomila persone. Il Milan nelle successive gare di campionato, stringendo i denti e con enorme sforzo, riuscì a mantenere il passo della Lazio, che rimase sempre prima in classifica, ma con un solo punto di vantaggio sul Milan. Battendo L’Empoli per 4 a 0, il Milan riuscì poi a sorpassare la squadra capitolina. Allo stadio Renato Curi di Perugia, il Milan si aggiudicò il 16mo scudetto della sua storia, all’ultima giornata di campionato, con un solo punto di vantaggio sulla Lazio. Battendo i locali grifoni con il risultato di 2 a 1. Proprio come Padre Pio aveva predetto in sogno a Piero Drioli, qualche mese prima. Uno scudetto vinto all’ultima giornata di campionato a Perugia, nella terra di San Francesco d’Assisi. Un particolare. Quella stessa Lazio, l’anno successivo, nel maggio del 2000, vincerà lo scudetto. Un’altra partita vide il “Quaderno dell’Amore” incrociare incredibilmente e misteriosamente il Milan e la sua storia. Avvenne in Grecia, nella finale di Coppa dei Campioni del 2007.

Una terza partita del Milan interferì con Padre Pio e con Luigi Gaspari?

Si. Avvenne nel 2007. Ad Atene si giocava Milan-Liverpool. Nel 2005 ad Istanbul, il Milan aveva perso incredibilmente la finale di Coppa Campioni proprio contro il Liverpool. Quella partita passò alla storia come la finale più avvincente mai giocata nella storia della Coppa dei Campioni. Nel 2007 invece, il Milan era arrivato in finale, battendo in semifinale il Manchester United, allenato all’epoca dal pluridecorato allenatore scozzese, Sir Alex Ferguson. Sulla panchina del Milan sedeva Carlo Ancelotti, molto devoto a Padre Pio. Ancelotti verso la fine del 2006, inizi 2007, riceve una lettera inviatagli da Piero Drioli. Insieme alla lettera, Drioli invia a Carlo Ancelotti una foto di Padre Pio e una copia del “Quaderno dell’Amore”. In quella lettera, Drioli comunicava perentoriamente ad Ancelotti che se avesse pregato Padre Pio, in quanto gli era già molto devoto, il Milan avrebbe vinto la Coppa dei Campioni. Anche il presidente Silvio Berlusconi, in quella circostanza, era già in possesso del quadernetto. Anche la madre del presidente Berlusconi, la signora Rosa Bossi, scomparsa nel 2017, era una grande devota del Santo di Pietrelcina. Lo stesso presidente Berlusconi come dicevo innanzi, conobbe Padre Pio quando aveva circa nove, dieci anni.

Il senatore Silvio Berlusconi conobbe Padre Pio?
Precisamente. Lo conobbe per espressa volontà di Padre Pio. In altre parole, fu Padre Pio che volle conoscerlo.

Padre Pio, quindi, volle conoscere il senatore Berlusconi?

Si. Fu la zia del senatore Berlusconi ad accompagnare il piccolo Silvio dal frate.

Come si svolsero i fatti?

La signora Marina Berlusconi, zia del presidente Berlusconi, in quanto sorella di Luigi Berlusconi, padre di Silvio e Paolo, era figlia spirituale di Padre Pio. La signora Marina, spesso si recava a trovare Padre Pio. Un giorno Padre Pio disse alla signora Marina: “Quando ritornerai a San Giovanni Rotondo, portami il piccolo Silvio, tuo nipote, lo devo benedire perché da grande diventerà importante”. Così avvenne che nel 1945, quando aveva circa nove anni, il piccolo Silvio fu accompagnato dalla zia Marina al cospetto del Santo di Pietrelcina. In quella circostanza Padre Pio scrisse a quel bambino una sua dedica, su un foglietto.
Predicendogli che sarebbe divenuto un uomo famoso, che la Madonna lo avrebbe sempre posto sotto la sua protezione e difeso dal male. Quella dedica fu gelosamente custodita dal senatore Berlusconi. Il nome del presidente Berlusconi si lega anche ad un monumento progettato dall’architetto sangiovannese
Giovanni Scaramuzzi. L’architetto Scaramuzzi, tra l’altro, fu miracolato da Padre Pio. Colpito dal covid 19, per oltre un mese, cadde in coma profondo, lottando tra la vita e la morte. Durante il coma il professionista vide il frate che gli disse che si sarebbe salvato. Questo monumento, edificato nel centro urbano di San Giovanni Rotondo, prevedeva la piantumazione di un albero di quercia. L’amministrazione comunale di San Giovanni Rotondo, si rivolse ad un centro-vivaio di Bari per l’acquisto di una quercia. L’albero voleva simboleggiare nel monumento proprio Padre Pio, giunto per la prima volta nel paesello garganico, il 28 luglio 1916. Il vivaio di Bari rispose che tutte le querce che aveva a disposizione per la vendita, le aveva già acquistate Silvio Berlusconi, per arredare i giardini della sua villa ad Arcore. Il vivaio di Bari telefonò al senatore, chiedendogli se avesse voluto concedere un albero di quercia, per l’edificazione del monumento nel paese garganico. Il senatore acconsentì prontamente alla richiesta. Quell’albero di quercia viene chiamato nel paese, l’albero di Berlusconi.

Cosa avvenne in quella partita del Milan contro il Liverpool?

Avvenne che nella finale di Coppa dei Campioni giocata il 23 maggio 2007, il Milan del presidente Berlusconi e del tecnico Carlo Ancelotti, vinse la settima Coppa dei Campioni, sconfiggendo allo stadio Olimpico di Atene gli inglesi del Liverpool, con il risultato di 2 a 1. Il presidente e l’allenatore del Milan avevano entrambi il “Quaderno dell’Amore”, consegnatogli loro da Piero Drioli. I genitori del signor Piero Drioli, Armido Drioli e Angela Musolesi, erano entrambi figli spirituali di Padre Pio. Si recavano spesso da Padre Pio. Avevano conosciuto il frate nel 1950. Dopo aver partorito il primo figlio, i medici, riscontrarono alla signora Angela l’endometriosi, cioè una malformazione all’utero, informandola che non avrebbe più potuto avere figli. Avrebbe dovuto portare, a causa dell’artrosi, anche un busto in ferro, alternandolo con un busto di gesso. Padre Pio provvide e le disse di non preoccuparsi. Avrebbe avuto altri figli, e il busto non sarebbe più servito a niente, perché sarebbe guarita. Così fu. Piero Drioli, da neonato, fu portato dal Santo, il quale lo benedisse. All’età di sette anni, Drioli, ricevette la Prima Comunione dalle mani di Padre Pio a San Giovanni Rotondo. La signora Angela Musolesi, Terziaria francescana, assumendo il nome di Maria, divenne m olto amica di Cleonice Morcaldi, figlia spirituale prediletta del Santo, e dell’attore Carlo Campanini, che per lunghi periodi viveva a San Giovanni Rotondo per aiutare Padre Pio. Il legame tra la famiglia Drioli e il frate durò ininterrottamente fino alla scomparsa del Santo. Attualmente, anche l’allenatore Carlo Ancelotti, ex calciatore della Roma, con la quale ha vinto uno scudetto e una Coppa Italia, ed ex allenatore del Milan e del Napoli, allena nuovamente il Real Madrid. Club che nella sua storia ha vinto per ben 12 volte la Coppa dei Campioni, oggi ridenominata Champions League. Il tecnico di Reggiolo con la maglia del Milan vinse da calciatore ben due scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e una Coppa Italia. Carlo Ancelotti ha allenato in mezza Europa, vincendo ovunque. In Francia, con il Paris Saint Germain. In Germania, con il Bayern Monaco. In Inghilterra, con il Chelsea. In Spagna, con lo stesso Real Madrid, ha vinto anche la Coppa del Re. Nella sua stratosferica carriera di allenatore, densa di vittorie, Ancelotti ha vinto ufficialmente un numero imprecisabile di trofei e ottenuto svariati riconoscimenti. Basti pensare che per ben tre volte, l’ex calciatore ed ex allenatore rossonero, nel 2007, nel 2014 e nel 2022, ha visto l’Inffhs (International Federation of Football History and Statistics) tributargli il riconoscimento di migliore allenatore del mondo. Quando può, Ancelotti, che ha già all’attivo molti pellegrinaggi a San Giovanni Rotondo, non dimentica di far visita a Padre Pio. A riguardo emergono clamorose coincidenze storiche.

Quali?

La partita Lecce-Milan terminata 1-1 e giocata il 16 aprile 1989, fu diretta dall’arbitro Arcangelo Pezzella. L’arbitro Pezzella è nativo di Frattamaggiore, in provincia di Napoli. L’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza, voluto da Padre Pio, fu progettato dall’architetto Sirio Giametta, anch’egli nato ai Frattamaggiore. L’architetto Sirio Giametta fu non solo il fondatore della Frattese Calcio, ma anche un calciatore della stessa Frattese. Lo storico architetto di Padre Pio, infatti, nel 1925 giocò nel ruolo di centravanti, contro il Napoli del famoso calciatore paraguayano Attila Sallustro. Quell’incontro, Frattese-Napoli, fu vinto dal Napoli per 2 a 1. Un’altra incredibile coincidenza storica con il Milan, fu che la Frattese dell’architetto Giametta giocò contro il Milan di Ettore Puricelli e di Riccardo Carapellese. Frattese-Milan (4–1) si disputò il 2 giugno 1948 proprio a Frattamaggiore


Intervista raccolta da Giuseppe Maiello
L’avvocato Giuseppe Zingarelli è uno studioso e ricercatore nonché devoto di San Pio. E tutte le sue
affermazioni sono documentabili. Molte assunte per testimonianza diretta (GM)

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