BRADISISMO A POZZUOLI: GLI “ULTIMI”… NON QUELLI DEL VANGELO
Il bradisismo a Pozzuoli, le scosse degli ultimi anni e soprattutto la forte scossa del 31 luglio 2026 hanno prodotto paura, incertezza, crolli e più di 3500 sfollati. A tutto ciò si aggiungono i vari decreti a cui ne seguiranno sicuramente altri, vista la cronica mancanza di risposte a tante problematiche. Ancora una volta emerge la lentezza dello Stato e delle istituzioni, perché il bradisismo non è caduto da un asteroide il 31 luglio di quest’anno ma ha una storia molto più antica e nota.
Il primo esempio che viene in mente pensando a burocrazia e fallimenti è l’Hub di Via Artiaco a Pozzuoli. Un’opera che in segno di protesta per la mancata conclusione dei lavori, nei giorni successivi alla scossa, è stata occupata dai cittadini arrabbiati, stanchi, delusi ma soprattutto impauriti.
L’Hub di Via Artiaco nel 2025 era stato convertito dall’amministrazione comunale da area di parcheggio a nuovo Hub Logistico inserito nei piani di emergenza per il bradisismo, ma i lavori si sono fermati nel nulla. Solo dopo le proteste dei primi giorni di agosto il Comune di Pozzuoli, il giorno 7 agosto, ha finalmente riavviato i cantieri.
Poi vi è la realtà degli “Ultimi”, quelli quasi dimenticati da tutti. Parliamo di quegli “Ultimi” che non sono quelli del Vangelo destinati a diventare i primi, anzi sono diventati “gli ultimi degli ultimi”. Sono gli sfollati che in questo momento vivono nel palazzetto dello sport di Monteruscello, il PalaTrincone.
Una cinquantina di anime che hanno rifiutato una soluzione alberghiera nei comuni limitrofi o ancora più lontano, fuori da Pozzuoli. Un rifiuto che non è dovuto a pretese spropositate da parte dei terremotati, ma alla sola amara realtà in cui si trovano.
Ad occhio si vedono subito le situazioni familiari complesse e la profonda solitudine di queste persone. Ci sono bambini, saranno cinque o sei, che vedi scorrazzare su piccole biciclette nel palazzetto, ma si nota subito anche la fragilità di alcuni nuclei, con persone anziane e con disabilità che a malapena si trascinano dietro un bastone e che devono percorrere quindici venti metri solo per andare in bagno.
È assurdo, una vera Via Crucis. Guardandoli capisci che alcuni di loro non avrebbero nemmeno avuto un mezzo di trasporto per recarsi in quegli alberghi, essendo probabilmente sprovvisti di auto. Sono persone attaccate a quello che hanno dentro casa e non vogliono allontanarsi, perché quel poco che si possiede lo si vuole tenere stretto e vicino a sé.
In questo posto surreale non esiste privacy e le brandine della Protezione Civile sono attaccate quasi l’una all’altra, anche se a dire il vero al centro del palazzetto lo spazio ci sarebbe, probabilmente hanno deciso di vivere questa catastrofe uno accanto all’altro per darsi coraggio e speranza. Una famiglia vive a ridosso dell’altra e, quando una famiglia non c’è, vedi un essere umano solo con se stesso accanto ad altre solitudini.
C’è tanta dignità in questi occhi ma anche tanta paura e preoccupazione, e forse sono proprio questi sentimenti che portano queste persone a subire quasi in silenzio e a capo chino, una situazione drammatica, tragica, triste e surreale.
Una situazione che provoca una profonda rabbia nell’anima di chi la osserva da fuori.
Il bradisismo e il terremoto a Pozzuoli non sono una catastrofe improvvisa del 31 luglio 2026, ma una storia lunga che nonostante i preavvisi ha prodotto questo risultato, una realtà che probabilmente non si riesce a descrivere con nessuna parola presente nel vocabolario. Gli “Ultimi” non sono quelli del Vangelo che “saranno i primi”: questi ultimi del terremoto di Pozzuoli, nonostante fosse tutto già scritto, restano drammaticamente “gli ultimi degli ultimi”.
Gennaro Mallozzi


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