Bambini saharawi: l’ospedale Betania accoglie i piccoli profughi di una guerra dimenticata
Spesso curare significa anche squarciare i veli del silenzio internazionale per rispondere a un grido d’aiuto. Il 15 luglio l’ospedale evangelico Betania ha aperto le proprie porte per accogliere e assistere 10 bambini e 4 accompagnatori provenienti dai campi profughi saharawi di Tindouf, in Algeria.
La struttura ospedaliera sarà il fulcro sanitario di una cruciale catena di solidarietà, attivata grazie alla sinergia con l’associazione di solidarietà con il popolo saharawi Tiris Odv e la VI Municipalità del Comune di Napoli guidata dal presidente Sandro Fucito. In un tempo dominato da conflitti globali che saturano i media, l’ospedale Betania sceglie di volgere lo sguardo verso una delle crisi umanitarie più lunghe, silenziose e dolorose della storia recente: quella del Sahara Occidentale.
Da oltre mezzo secolo, il popolo saharawi vive sospeso in un limbo geopolitico, stretto tra l’esilio nel deserto algerino e le ferite di una guerra riaccesasi violentemente dal 2020, che continua a mietere vittime lontano dai riflettori della diplomazia internazionale. In questi territori inospitali, un’emergenza temporanea si è trasformata in una condizione permanente, segnando il destino di intere generazioni nate e cresciute all’interno dei campi profughi.
L’ospedale evangelico Betania si è fatto interamente carico del monitoraggio dello stato di salute dei piccoli ospiti e dei loro accompagnatori, offrendo uno screening medico ed ematochimico completo. Le attività istruttorie fornite si concentrano sulle analisi generali e, in modo specifico, sulla diagnosi della celiachia, una patologia fortemente diffusa e invalidante all’interno dei campi di Tindouf, che rischia di compromettere lo sviluppo biologico dei minori se non diagnosticata tempestivamente.
“In un’epoca di profonde tensioni geopolitiche e di conflitti che troppo spesso vengono dimenticati dall’opinione pubblica, la sanità ha il dovere morale di costruire ponti istituzionali. – ha spiegato il presidente della Fondazione Betania Domenico Vincenzi – L’accoglienza di questi bambini è un atto di profonda testimonianza etica. Laddove la guerra e l’indifferenza negano il diritto all’infanzia e alla salute, la medicina del territorio deve rispondere con i fatti, offrendo tutele concrete ai soggetti più fragili della terra”.
L’ospedale Betania ribadisce così la propria storica vocazione di presidio di frontiera e di cura, dove la medicina d’eccellenza si coniuga indissolubilmente con i valori universali della solidarietà, della pace e della tutela dei diritti umani fondamentali.

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